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Lettera al Sole

Ciao Signore,

ti ricordi quando ci siamo conosciuti? Che tu sei arrivato tutto gentile e a modino?  Ed io ho cominciato a ringhiare, così, a cazzo di cane, in uno dei miei modi peggiori e tu, giustamente, m’hai mollata lì, come conviensi?

Son passati 5 anni da allora. E non t’ho mai detto che io, quando sento un odore familiare, ringhio. E’ un modo per dire: “Fammi vedere di che pasta sei fatto”.

Minchia se me l’hai dimostrato. Di che pasta sei fatto.

Perchè tu non hai pensato solo che fossi una stronza. E, in caso contrario, non avresti pensato solo che fossi “adorabile”.  Tu hai sentito. Forse quello stesso odore che avevo sentito io. Non lo so, non so cosa. Ma hai sentito che c’era qualcosa di più di un aggettivo.

Ci siamo assestati sulla stessa frequenza, che sarebbe stato impossibile non accadesse. E da quel momento è cominciata la nostra amicizia.

E mi ricordo la prima volta che t’ho visto e ti ho detto: “Cazzo, ma sei il sosia di Clooney!” e tu mi ha risposto che, semmai, è lui che ti somiglia.

Ti rendi conto che in 5 anni io non ti ho mai chiamato con il tuo nome e anche tu mi hai sempre e solo chiamata “signorina”? Il mio nome non l’hai mai pronunciato.

Vedi, io potrei anche tentare di descrivere la nostra amicizia, quello che ci lega, ma, pur usando tutte le parole del mondo, temo che le comprenderemmo sempre e solo io e te.

E’ questo il punto: ci sono cose che comprendiamo solo io e te.

Potrei anche tentare di spiegare che io ti adoro perchè sei intollerante ad ogni forma di prevaricazione, di ingiustizia, di maleducazione e che ti parte l’embolo, in quel modo così cazzuto e talvolta pericoloso, che mi fa impazzire. Ma tu sei sicuro che qualcuno lo capirebbe?

Se io dico che sei il mio eroe perchè, ad esempio, quando quel gruppetto di ragazzini cazzoni e cafoncelli, chiedendoti di fare loro una foto con il loro nuovissimo iPhone5 e tu ci hai messo un filino in più di tempo a scattare, ti hanno detto: “Minchia, nonno, dai!”, tu hai preso quell’iPhone e l’hai scaraventato alle tue spalle in un burrone e gli hai detto: “E adesso dimmi quanto costa quel coso che ti faccio un assegno”. Se io lo dico, davvero tu pensi che qualcuno lo senta come lo sento io?

Se io raccontassi pezzi della tua vita, di chi cazzo t’ha tenuto in braccio da bambino, del più grande Personaggio letterario e cinematografico italiano mai esistito,  tu pensi che a qualcuno si bagnerebbe la fica come a me?

Come faccio a spiegare che sei schifosamente maschio e sensibile come certi poeti che con tre parole ti spaccano l’anima?

Come cazzo posso scrivere tutto quello che sei? E’ impossibile.

Tu sei l’unica persona al mondo al quale racconto ogni dettaglio di me, della mia vita, della mia anima, senza omettere, senza nascondere, senza vergogna, senza paura.

Tu sei l’unica persona che posso ascoltare per ore senza spaccarmi le palle, con cui ridere fino alle lacrime, con cui piangere quando sto male.

Tu sei l’unica persona al mondo al quale affiderei la mia vita, ti direi: “Tieni, prendila, fanne ciò che vuoi”, per la fiducia assoluta che ripongo.

Tu sei l’unico uomo a cui non ho mai detto nè mai dirò: “Ti amo”, perchè tu conosci il valore dei miei “ti amo” dispensati per 5 minuti a chiunque.

Sei l’unico legittimato ad insultarmi,  a fare il Sergente Hartman con me, a farmi sentire il bravo soldatino, non solo per tutto il bene che mi hai dimostrato, ma perchè tu sai esattamente chi sono. Io sono sempre nuda dinanzi a te.

Perchè siamo diversi, ma c’è quel buio che ci accomuna. Che ci rende speculari, identici. Io mi rifletto in te e penso che se tu mi piaci, allora anche io mi piaccio.

C’è quel buio di cui parliamo, che ha tanti aspetti e sfumature e non so mai se siano collegati tra loro, come si uniscano, quali siano le conseguenze e le implicazioni. Ma quel buio che io e te abbiamo, io lo amo. Lo amo in me e lo amo in te.

Ci provo a scrivere di te, ma non posso. Mi mancano tutte le parole. Perchè tu non sei le mie parole. Sei il sangue che mi pulsa dentro e non posso, non posso proprio scriverlo.

Allora posso solo usare questo luogo ics per chiederti due cose, che non sono certa riuscirei a farlo per bene a voce.

C’è una cosa che non riesco a spiegarmi, a comprendere. E me la sono domandata più volte, senza trovare una vera risposta. Io non ho mai fatto davvero nulla per te, anzi, so che spesso sono una stronzetta fastidiosa, ma, allora, perchè tu mi vuoi bene? Perchè da 5 anni mi tolleri e mi aiuti e ci sei sempre per me? Perchè? E’ la prima volta in vita mia che non credo di meritarlo.

E poi.

Tu sai qual è la mia natura, la mia indole. Sappiamo entrambi cosa sia il “disprezzo”. Sai che non sono mai stata vela, nè mai avrei potuto esserlo. Sono sempre stata il vento. Più di un vento: un uragano. Sai quanto possa essere difficile per me pensare il contrario. Essere l’opposto. Non è un favore che si chiede ad un amico. Non vale così, lo so.

E allora io ti legittimo. Legittimo te, perchè non esiste altra persona che possa essere il vento per me. No. E’ diverso: perchè non è mai esistita altra persona che mi abbia fatto desiderare d’essere vela. E perchè tu conosci certi meandri nascosti della mia mente, quelli che infilo negli angolini oscuri, invisibili a chiunque ed io vorrei che tu giocassi proprio con quelli.

Quindi ti legittimo e ti prego: concedimi per una sola volta di poter vedere nei tuoi occhi com’è fatta la vera me.

Giuro che questa è la prima e  l’ultima volta in cui ti parlo seriamente. Da domani mattina cazzona come sempre e per sempre.

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6 risposte a “Lettera al Sole

  1. L.

    Chiunque lei sia, Signore, dovrebbe una risposta a Tilla, le ha scritto una cosa davvero davvero carina. 🙂

    • Uff, signor L., sei lei sapesse… E’ da stamane che Signore mi tormenta prendendomi in giro: è il suo modo di volermi bene. Dovrei fare la “pompatrice d’ego” di lavoro.

      • L.

        Perdoni la domanda, Tilla, il signor L. si chiedeva se non fosse il caso di stringere un po’ questo rapporto con il Signore e di invitarlo a partire insieme. Ci sono viaggi che devono essere fatti nella vita.

      • Signor L., posto che lei può pormi qualsiasi domanda desideri, l’invito che ho già avanzato a Signore è rivolto ad un tipo di viaggio per il quale non sono sicurissima di voler partire. E’ un viaggio particolarmente difficoltoso che, tuttavia, potrebbe anche avere aspetti estremamente piacevoli. O devastanti.

  2. L.

    Lei lo sa che Chatwin sosteneva che il viaggio inizia quando si smarrisce la valigia, vero?
    Su, veda di partire, che altrimenti al signor L. viene voglia di venire a prenderla 🙂

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