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L’ultima festa

Il resoconto di una festa raccontato da un’altra voce qui mi ha risvegliato il ricordo sopito di una festa cui partecipai anni fa. E ci ho messo un po’ per temporalizzare (“temporalizzare”? Ma esiste?) l’evento e ricostruire l’anno e tutti gli accadimenti. Perchè tendo a dimenticare. Tendo molto.

La festa è per il cinquantesimo compleanno di uno dei fotografi (che chiameremo B.) di cui ho già parlato e la data è esattamente il 16 marzo 2002. La posso ricordare perchè l’avvio della festa viene spezzato dalla notizia della morte improvvisa di C.B., notizia che lascia sgomenti quelli, come me, già presenti e per la quale si decide che il festeggiamento dovrà essere ancora più sfrenato e incontrollato.

La festa si svolge in un appartamento di due camere, cucina e bagno, nella solita mia adorata periferia. Nell’appartamento sono stipate all’incirca 50-60 persone (ma poi c’è gente che entra ed esce di continuo, quindi, boh) ed è presente una quantità di alcoolici che potrebbe soddisfare tutta Roma.

Sotto i 30 anni saremo più o meno in 5: io, la mia amica fotografa, il figlio di B. detto “Er Metalletto”, P. lo scenografo e l’amico tatuatore del figlio di B., detto “Er Nutella”. Tutti gli altri si assestano tra i 35 e i 50.

Intorno alle due il tasso alcolico medio è a un buon livello. Io, in teoria, sono strana tra tutti loro, perchè bevo poco e bevo bene. Ma, essendo scema di mio, il mio livello di interazione con gli altri raggiunge l’optimum quando gli interlocutori sono a metà tra il “perfettamente lucido” e “l’impossibilità a parlare con conseguente sbratto”.  Quel punto medio è il mio, è la mia frequenza. Va da sè che alle due sto una favola, a mio agio.

Dopo le due cominciano a succedere le cose tipiche dei tassi alcolici più alti: gente che si sente male, gente che balla, gente gettata in angoli improbabili a fare cose improbabili e via dicendo.

Io ricordo un paio di momenti: sono in cucina con il Metalletto e il Nutella, il quale ha portato con sè anche il suo alano. Io e il Metalletto parliamo (cioè il Metalletto parla, perchè, come suo padre, lui parla sempre), il Nutella, di cui, invece, credo di non aver mai sentito la voce, ascolta e l’alano lecca la torta di compleanno poggiata sul tavolo, che, in realtà, avremmo dovuto prendere e portare in sala. Quando ci accorgiamo che un pezzo di torta è sparito, ci guardiamo e optiamo per lo “sticazzi”: portiamo la torta e facciamo finta di niente.

Sempre in cucina: B. chiama me, l’amica fotografa, l’altro amico fotografo e il figlio, tenendo qualcosa occultato fra le mani. In un angolino, nascosti, ci dice: “Questo è solo per noi” e mostra una bottiglia di rum come fosse una pepita d’oro. Una roba invecchiatissima e costosa che io non conosco perchè di rum ci capisco un’acca. Io bevo whisky di solito. Però dai volti illuminati comprendo che è una cosa seria e che io sono diventata la nuova adepta di una importante setta. In 5 minuti la bottiglia è vuota. Buono però, sì.

Intorno alle 3 l’amica fotografa è sdraiata sul letto di B., bianca come un cadavere. Non parla, non risponde, anche se ha gli occhi aperti. B. dice che è normale e non c’è da preoccuparsi.

E’ poco più tardi che la situazione mi si incomincia ad incasinare. Ma qui ho bisogno di fare un passo indietro.

Digressione temporale.

Nell’aprile 2001 conosco, in tutt’altro ambiente, un ragazzo, P., con il quale comincia una storia di quelle tormentate e pallose di prendi e lascia e riprendi ecc ecc. P. ha un migliore amico di cui mi parla spesso, tale A., e me ne parla in termini affettuosi, ma sovente con schizzi d’acido ed invidia. A. io non l’ho mai incontrato. Un giorno, però, P. parlandomene, lo chiama con il suo soprannome abituale e cioè “Er Metalletto” e comprendo quindi che il suo migliore amico è il figlio di B., che io conosco ma ancora di sfuggita.

La storia con P. termina la notte di capodanno tra il 2001 ed il 2002, ad una festa di un amico in comune, in un momento in cui non è chiaro per nessuno, nemmeno per noi, se io e P. stiamo insieme, tanto che alla festa P. ci viene con una tizia e io con un altro tizio. P., però, che è geloso come un vero coglione, non tollera che io sia alla festa con un altro e ne nasce un litigio furioso che coinvolge tutti i presenti, che si schierano chi dall’una, chi dall’altra parte, mandando in vacca tutta la festa. Da quella notte io e P. non avremo più rapporti, ma P. è uno che non molla, se sei stata una “cosa” sua, allora non devi essere di nessun’altro e anche nel futuro continuerà ad essere geloso e rompipalle.

17 marzo 2002 ore 4 c.a.

La festa è in fase calante. L’alcool porta i sopori e i malori. Molte persone sono già andate via. Ma c’è ancora gente che balla e parla in sala.

Io e il Metalletto siamo in corridoio, nel mezzo della casa. A me il Metalletto è sempre piaciuto, è carino e simpatico. E’ un darkettino pieno di piercing e tatuaggi. Siamo coetanei e ci divertiamo insieme, ma, per via della storia con P., si è sempre rimasti un po’ distaccati.

In corridoio il Metalletto, che è un po’ bevuto, ma non ai livelli in cui l’ho visto in altre occasioni, mi agguanta spingendomi contro il muro e si comincia a “fraternizzare”. Poi si ferma di colpo e dice: “No, cazzo, non posso sei l’ex di P.”. In realtà a me questa cosa piace molto, mi diverte pensare di fare questo “sgarbo” a P. con il suo migliore amico e gli ricordo che io e P., per l’appunto, sono quasi 3 mesi che non ci si sente e che la questione è chiusa. Il Metalletto si risolve il problema nel più antico dei modi: “Ma sì, sticazzi!” e tra i vari grovigli mi chiede di rimanere a dormire con lui lì.

Ad un certo punto mi viene in mente che lui non sa che io ho già battezzato un letto di quella casa con suo padre. Che era una cosa inter nos. E mi domando se la cosa non potrebbe dar adito a eventuali casini. Così, temporeggio e gli dico che ho bisogno di pensarci un attimo andando in bagno.

Spostandomi nella casa, sento una mano afferrarmi il polso e vengo trascinata da B. nella sua camera da letto, dove giace la fotografa addormentata come Biancaneve, che s’è deciso di lasciarla lì a dormire e all’indomani qualcuno  l’avrebbe riportata a casa.

B., paro paro al figlio, mi infila la lingua in bocca e mi chiede di rimanere a dormire lì.

A quel punto il casino mi si prospetta davvero davvero complesso.

Perchè, se da un lato mi piacerebbe restare lì, vuoi perchè sul Metalletto un pensierino lo faccio già da tempo, vuoi perchè lo sgarbo a P. mi solletica parecchio, d’altro canto mi domando cosa potrebbe accadere se restassi.

Giacerei con il figlio? Con il padre? Con entrambi?!?

Poi disegno mentalmente una rapida piantina della casa: non è che ci siano tanti posti. Un letto è occupato dalla fotografa dormiente. E se si svegliasse? Son già stata anche con lei, ma lei non se ne curerebbe molto in effetti.

Ad ogni modo la situazione è troppo incasinata e penso che la cosa migliore sia andarmene a casa. Al Metalletto dirò che non me la sento per non rischiare di rovinare la sua amicizia con P., a B. dirò che non mi va e amen.

Così saluto tutti. Il Metalletto è molto triste e non sa quanto lo sia anche io. E mi avvio a piedi verso casa. Ho la pelle che va a fuoco, ma l’aria fresca del mattino aiuta a comprendere che la decisione è stata quella giusta.

B. da quella notte non lo rivedrò mai più. Non risponderò nemmeno alle sue telefonate. Ma a chiedermi il perchè io una risposta non ce l’ho. Son fatta così.

Il Metalletto lo incontrerò un anno dopo ad un’anteprima, sorridente e allegro come sempre, con paccata di saluto finale e un: “Mi raccomando fatti sentire”. Non mi sono mai più fatta sentire.

L’amica fotografa continuerò a frequentarla per diversi anni ancora, fino al suo trasferimento all’estero.

P. lo scenografo lo incontrerò due anni dopo in un locale in cui giocavo a Vampire, mi chiederà di accompagnarlo al bagno e, come da prassi, mi sbatterà al muro dicendo: “Visto che non sono riuscito a farlo allora”. Penso: “Prego, si accomodi, manca giusto lei”. Poi mai più visto.

P., il mio ex, continuerà a seguire le mie tracce fino al 2004, quando arriverà a contattarmi direttamente per “sconsigliarmi vivamente” di frequentare una certa persona con cui lui aveva litigato. Quella persona, dopo poco, diventerà il mio compagno per i successivi 4 anni. Forse anche a causa delle parole di P.

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12 risposte a “L’ultima festa

  1. masticone

    Wow
    Veramente complimenti

  2. L.

    Se dovesse trovarsi a Parigi si faccia sentire, il signor L. sarebbe felice di presentarle alcune persone che certamente le piacerebbero 🙂

  3. ammazza … non ti facevo cosi’ zoccola signorina

    • Và và…sai anche dove. Occhio che tiro fuori la storia della pastafrolla eh…

      • ti sei dimenticata che dico zoccola solo quando devo fare un complimento 😛

      • No il và và è per quando fai finta di non sapere non solo della mia vita, ma anche di quanto me ne fotta di certe opinioni. Ma non mi sto riferendo a te, in realtà. Faccio finta di fare finta, che qua girano persone che hanno giocato troppo a calcetto negli oratori e hanno imparato bene la retorica democristiana del finto buonismo. Peccato che certe verità, ipocrisie e giochini di merda vengono fuori facilmente. E mo esco a fare un giro. E non ti incazzare che ho usato il tuo commento per altro. Che ti incazzi? Te fa male alla tua età.

      • ti spacco il telefonino !

      • AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!

        Ma poi mi fai l’assegno? Voglio anche i danni morali.
        Quando torno a casa ti mando mess.
        La risposta “sticazzi” non vale. Quella è mia.

      • quella dell’assegno mi sa che te l’ho raccontata male pero’ … oppure l’hai capita peggio come al solito

      • Ti ho ascoltato solo a metà come al solito. NON è vero che ti ascolto per ore, di solito dopo un po’ appoggio il telefono da qualche parte e mi vado a mettere lo smalto. Tanto tu sei un po’ tonto…diciamolo eh.
        Aò me fai uscì? Fa un caldo demmerda e devo andare a fare un regalo, pensa quanto sono felice!

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