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Alle mie donne e a tutte le donne

Ho avuto il privilegio, la gioia e, soprattutto, l’onore di conoscere bene entrambe le mie nonne.

La partigiana, nata nel 1906

e

La montanara, nata nel 1902.

E loro, loro sì cazzo, loro sì porca puttana, loro sì che hanno vissuto nella reale difficoltà, nella disperazione, nella povertà, nel disagio, aggravati dall’essere donna in un periodo in cui esserlo, ed esserlo come loro erano:  forti, intelligenti ed indipendenti, era già di per sè un disagio.

Eppure mai per un attimo si sono arrese, mai hanno chinato il capo, mai si sono fermate, mai si sono accartocciate su loro stesse e, nonostante tutta la paura, mai hanno avuto paura.

Due donne diverse, quasi opposte.

La partigiana, sorridente e placida, gioiva delle cose semplici e piccole. Dava del tu a chiunque. E chiunque andava a tirare per la giacchetta, chiedendo conto delle cose, rimproverando gli errori, facendo presente ciò che non funzionava.

Lei mi ha insegnato che siamo tutti uguali, tutti. Che non importa quale sia la tua carica, il tuo ruolo, il tuo titolo, la tua ricchezza: siamo tutti uguali, valiamo tutti allo stesso modo.

Era sorridente e placida, ma ha fatto la partigiana, ha rischiato la vita e tutti la conoscevano.
Al suo funerale la gente riempiva la chiesa e la piazza fuori e tutta la cittadina lombarda della mia famiglia s’era fermata e vuotata.
Sono la nipote che gelosamente conserva tutte le tessere del Partito di mia nonna e quell’attestato di riconoscenza che Palmiro le diede personalmente.
Questo ho voluto di mia nonna, perchè è lì che lei è. In quelle sue lotte fatte di semplice fermezza.

La montanara era l’unica figlia femmina, nonchè l’ultima, dopo 7 fratelli maschi. E in montagna ancora di più questo significava essere subordinata e far da serva a tutti gli altri. Così, il primo uomo che le ha chiesto di sposarla lei se l’è preso per scappare via.

La montanara aveva un fuoco perenne che le ardeva dentro, una forza incommensurabile e caparbia.
Durante la seconda guerra mondiale una mitragliatrice, da un aereo americano, le ha tranciato di netto metà gamba mentre si trovava su un pullmann civile. Lei s’è trascinata sui cadaveri altrui, tenendo avvolto in un fazzoletto il piede staccato, per poi gettarsi in un fosso e svenire prima d’essere salvata.

Circostanza che non le ha impedito di puntare coltelli alla gola di uomini che non le pagavano la pigione delle camere subaffittate nella casa in cui abitava la mia famiglia paterna.

L’esser stata serva di troppi maschi l’aveva indotta a desiderare che le donne della sua famiglia fossero istruite, economicamente indipendenti e mai subordinate. Ed io sono la sua unica nipote femmina.

Lei mi ha insegnato che non bisogna mai consentire a nessuno di calpestarci la dignità e queste sono state, di nuovo, le sue ultime parole per me, mezz’ora prima di morire, con gli occhi chiusi e tenendomi stretta la mano, mentre eravamo io e lei, sole.  Sole.

Entrambe hanno sposato due uomini mezze cartucce. Ma questo, in realtà, non è stato davvero importante.

E io, saltando a piè pari i miei genitori,  torno a loro con la mente, l’amore, l’affetto, la stima, la memoria e tutti i miei bisogni. Perchè in me c’è un pezzo dell’una e uno dell’altra.

Sdraiata al buio sul letto le guardo, le rammento. E per me, atea da sempre, è difficile farlo, ma tento di credere che possano ascoltarmi o vedermi.

Piango e a loro lo domando. Se sto andando bene, se sto seguendo davvero i loro insegnamenti, se sono degna d’esser nipote di due donne così. Quali errori sto commettendo, dove sto sbagliando. Sono forte come voi? Sono bella come voi?

Piango e a loro chiedo di non lasciarmi mai. Di stare con me per sempre, nel mio cuore, nella mia anima, nel mio sangue, nei miei ricordi, nella mia vita.

Piango e a loro chiedo di venirmi a prendere.

E di tenermi per mano lungo tutta la strada.

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4 risposte a “Alle mie donne e a tutte le donne

  1. marco

    Due storie stupende. E’ bello avere figure di riferimento così profonde e valide nella propria famiglia… Sei stata molto fortunata, e secondo me se ti vedessero non vedrebbero gli errori e le cose brutte, ma ti incoraggerebbero solamente; e piangere fa bene, vuol dire che sei viva

    • Sì è vero, mi hanno sempre sostenuta in ogni mia scelta, in ogni mia cazzata e hanno sempre incoraggiato il mio carattere di merda. Vorrei solo averle ancora qui per continuare ad ascoltare le loro parole, per sapere cosa devo fare quando non so cosa sia giusto fare. Grazie per il commento.

  2. Kiu Kuras ⋅

    Ci ho letto mio nonno qui… e ci ho letto me stesso quando ci penso.
    Grazie…

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