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L’intervista

Giornalista – Allora Tilla, lei cosa pensa degli autori di narrativa, italiani e contemporanei? –

Tilla – Prima di tutto mi chiami Signora Durieux. Che è sta confidenza?

Giornalista – Mi scusi Signora Durieux, ma cosa ne pensa degli autori italiani viventi? –

Tilla – Che fanno cacà –

Giornalista – Ma… non le sembra di essere eccessivamente radicale con questo giudizio? –

Tilla – No. Sono solo sintetica. A priori e a posteriori. Approposito, lei che è un bel giovine, preferisce il priori o il posteriori? –

Giornalista – …   E secondo lei, come mai gli autori italiani viventi hanno un così scarso successo all’estero? –

Tilla – De coccio eh? Perchè fanno cacà –

Giornalista – Ma non c’è proprio nessun italiano vivente che le piaccia? –

Tilla – C’è c’è, ma per farti un dispetto non te lo dico –

Giornalista – Ma, in concreto, cosa non apprezza negli autori italiani? –

Tilla – Sono così italiani! –

Giornalista – Così però mi sembra Stanis… –

Tilla – Ma io sono Stanis La Rochelle! Infatti può chiamarmi sia Signora Durieux che Signor La Rochelle. E’ uguale –

Giornalista – Signora… Signor…uhm…potrebbe essere più precisa, più specifica nell’indicare gli elementi che la inducono a formulare il suo giudizio?-

Tilla – Guardi io ci provo, le spiego le sensazioni che più spesso mi provocano certi autori. Ma sono le sensazioni, non hanno nulla a che vedere con le storie narrate. Poi, se lei capisce, bene. Se non capisce, vale sempre la regola dello sticazzi –

Giornalista – La ascolto –

Tilla – Sensazione 1: c’è uno che cammina e cammina per kilometri a piedi scalzi, e cammina e cammina e piagne perchè gli fanno male i piedi e allora ti viene voglia di tirargli un paio di scarpe addosso e urlargli: “Ma infilati ste cazzo di scarpe e non rompe le palle!” –

Giornalista – Uhmmm, non è chiaro. Proviamo con l’altra sensazione –

Tilla – Sensazione 2: è una casa di una famiglia borghese, di quelle arredate mezzo e mezzo, con la roba vecchia e quella nuova, e c’è una coppia in crisi che non se parlano, e tutto va avanti così, con quella sensazione di noia vera, non quella de Moravia eh! Che quella è roba seria, io te sto a parlà dei viventi. Ed è tutto sempre costantemente ed ugualmente piatto e ripetitivo. Io la chiamo “la sensazione Laura Morante”-

Giornalista – Niente, non capisco. Potrebbe fornirmi un altro esempio? –

Tilla – Sensazione 3: le parole, anche quando non dicono, dicono sempre. Ma ci sono parole, belle eh, che però, pur non dicendo niente, non dicono proprio niente –

Giornalista – Vabbè, lasciamo perdere. Piuttosto, secondo lei, cosa può averla indotta, nel suo intimo, a percepire una tale avversione e a renderla una persona così odiosa e insopportabile?-

Tilla – Aò, ma lo sai che te sei proprio caruccio? Co sta camicetta co le manicucce rigirate sull’avambracci? Sai che ti dico? Chiamami pure Tilla. O Stanis. O Karin. Come te piace de più. Comunque io penso di aver subito un trauma infantile –

Giornalista – Ah! Interessante! Che tipo di trauma? –

Tilla – Un giorno, avevo 8 anni, mia madre m’ha messo in mano La luna e i falò di Pavese e m’ha detto: “Devi leggere questo, che è un Compagno! Che è sta stronzata di Pinocchio e compagnia bella che vi fanno leggere a scuola?”. E io l’ho letto. Non ciò capito un cazzo, ma mi sono sentita tutta strana. Poi un giorno mia mamma mi ha trovata che leccavo le pagine del libro e ha esclamato: “Ma che fai? Che sei scema?” e io ho provato a spiegarle che quelle parole avevano un sapore buono, ma non m’ha capito tanto. Allora ho cominciato a essere un po’ depressa (sa, non è che Pavese te faccia tajà dalle risate) e cercavo di distrarmi con Calvino, Moravia e tutti quelli un po’ così. Dopo un annetto, mia madre, preoccupata per il fatto che parlassi con amici immaginari, s’è consultata con mia zia, la quale le ha detto: “E vabbè, pure te però! Pavese a 8 anni! Quella se suicida. Deve leggere una cosa più leggera!”. E a 9 anni m’ha messo in mano Il Maestro e Margherita di Bulgakov. Così, oltre che depressa mi si è instillato dentro il seme della troia divina. Da quel giorno ho cominciato a leggere prevalentemente autori stranieri. Capito la storia? Ma, senti un po’, ma te st’intervista me la paghi? –

Giornalista – Veramente no –

Tilla – Mbè allora che voi? Te diffido a pubblicare qualsiasi cosa! E comunque il mio numero di telefono cellai. Se magari una sera te voi fà un giro… Vabbè, và, mo vado. Ciao bello! –

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2 risposte a “L’intervista

  1. oh santi numi…che bellezza…
    non è mai troppo tardi per fare outing. Bravissima, davéro!
    Pavese e Bulgakov e passa la paura, ma al contrario. Nel senso che ti viene.
    Senza niente togliere a tutti e due che sono tanto cari… peeeerò…
    Il mio primo libro ‘adulto’ è stato Il Piacere. Dici che la mia vena lussuriosa possa averci a che fare? secondo me m’ha fatto bene sa’.

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