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Signore, volevo farti una sorpresa e farti ritrovare qui un vecchio ricordo.

Quando salvai la vecchia me, lo feci tutto d’un fiato, senza darmi la possibilità di soffermarmi su alcuna delle mie lettere. Perchè mi terrorizzava il pensiero di dover guardare il mio cadavere decomposto (idea che nella realtà, invece, mi alletta parecchio).

Ho serrato tutto in un frammento minuscolo che mi sono nascosta senza mai più volerlo accanto.

Ma stasera, durante la ricerca del tempo perduto, non ho potuto fare a meno di guardarmi. E mi sono sentita le pupille tagliate e lacere. Per il lutto della me. E per il lutto del fratello perso. Che, forse, penso ora, stanno abbracciati nello stesso dolore.

Così ho rinunciato a tutti quei propositi notturni di cui ti avevo parlato. Ed anche all’appetito che sembrava, dopo mesi, farsi vivo.

La me morta mi chiama. Forse è ora di risponderle.

Ecco il mio regalo.

 

 

Venerdì 12 dicembre 2008

San Galgano, la voce ed io.

Aggiungo strati a strati e creo parallelismi e schegge di me così nascoste da renderle un ghigno accennato e silenzioso.

Ho respirato un’aria tanto densa nella sua purezza da non riuscire ad avere la più piccola paura, nemmeno sforzandomi.

Ci occultiamo spogliandoci perchè la nudità è un’armatura impossibile da scalfire.

E’ stato solo un suggerimento ed io l’ho colto come un compito da assolvere nel migliore dei modi: con la sorpresa.
Nessuna volontà da brava scolaretta, che una randagia non ha mai il grembiule pulito.
Ma tutto puzzava di importanza ed io ho solo seguito le tracce che il mio istinto olfattivo precepiva.

Con la mano gelida ho toccato un altare che mi ha regalato la pietra per fabbricarmi un cuore nuovo. Attraverso gli occhi gelidi mi sono fatta trapassare dalla bellezza solida e imponente di un tempo che mi irrigidisce il sangue. Con le orecchie gelide ho ascoltato la voce che ha distrutto tutto ciò che avevo costruito.

Riesco a succhiare da cannucce strettissime il vapore rarefatto di emozioni che mi abbeverano. Sono abituata a frugare tra i resti di anime lasciati senza cura negli angoli bui. Talmente brava a riconoscere gli odori da poter camminare con gli occhi chiusi.

Ma non sono abituata all’abbondanza che mi spiazza e trasforma il Mio Ego già opulento in un mostro tagliente. Mi priverò di ogni senso pur di sincerarmi d’essere colta nella mia reale essenza del tutto avulsa da ogni significato.

E’ come in certi giochi. Si deve passare ad un livello superiore.

Buona fortuna.

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11 risposte a “

  1. e qui ci siamo, a un livello superiore.
    Buonafortuna

  2. L.

    Si perdoni, Tilla, faccia pace. 🙂

  3. L.

    Perdoni, Tilla, forse scrivo a vanvera, a volte. Intendevo fare riferimento a una lacerazione che talvolta pare spalancarsi in lei, a quel dolore che pare custodire gelosamente, di cui non conosco nè origine nè forma ma ne colgo la presenza. Non la conosco, Tilla, eppure quel suo dolore diventa un po’ il mio, insomma lei capisce cosa intendo. 🙂

    • Questo mi spiace. Comunicare in qualsiasi modo il mio dolore non mi piace. Trovo il mio dolore estremamente noioso. Anche se di questi tempi è molto trendy sbatacchiare dolori e gnègnè in giro.

      • L.

        Non credo sia necessario decidere che cosa passa, credo che debba passare ciò che ha voglia di passare. Poi sta all’altro rimanere o scansarsi, non le pare?

      • E’ indubbio che la decisione stia agli altri. Ma, a prescindere dal fatto che le decisioni altrui possono anche essere pilotate e condotte, non vorrei trovarmi a desiderare di scansarmi da me stessa nuovamente.

  4. L.

    Il signor L. le offirebbe volentieri un aperitivo nella mail, due chiacchiere, uno spritz aperol, qualcosa del genere 🙂

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