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Da adolescenti si giocava di notte a sdraiarsi in mezzo alla strada, formando una catena umana in cui la testa poggiava sul diaframma di chi s’era sdraiato prima, mentre un’altra testa era poggiata sul proprio diaframma.

Gambe allargate e braccia poggiate sull’asfalto.

S’attendeva al buio l’arrivo di una macchina, che lassù sui miei monti, di notte, ne passano talmente di rado da poter rimanere sdraiati per un tempo infinito.

L’ultimo che si alzava, mentre l’auto s’avvicinava, vinceva.

Ma non era davvero pericoloso. Per niente.

C’era questa fisicità comune e condivisa, totalmente priva di imbarazzi. Il gioco rendeva tutto lecito e possibile.

Mentre s’era sdraiati si parlava e si rideva e ti sentivi la testa vibrare sugli addominali altrui. Oppure si cantava. Comunque si sparavano cazzate a raffica.

E nel buio totale, illuminato solo, e non sempre, dalla luna, il cielo era un contenitore di milioni di stelle. Finchè tutto si capovolgeva e l’alto diventava un tappeto disegnato dalla via lattea.

E si giocava anche a contare le stelle cadenti di quelle notti estive.

Mi avevano detto che il desiderio da esprimere doveva essere formulato nell’immediatezza. Altrimenti la stella avrebbe perso efficacia.

Ma io non sapevo mai quale delle decine e decine di desideri fosse meglio esprimere. Ero sempre indecisa.

Forse avrei dovuto preparmene uno prima, per essere pronta al momento giusto. Ma me ne dimenticavo sempre.

Allora un giorno ho pensato che forse l’ideale sarebbe stato un desiderio omnicomprensivo, generale, valido un po’ per tutto. E scelsi come desiderio quello d’essere felice. Solo quello. “Voglio essere felice”.

Pensavo che le stelle, sapendo tutto, avrebbero realizzato ciò che per ogni momento della mia vita sarebbe stato il desiderio più adatto a rendermi felice.

Ho delegato alle stelle ogni potere sulla mia vita.

Ma, dopo qualche anno, ho cominciato a dubitare della validità di quel desiderio. Mi son detta che, forse, alle stelle non piaceva una paraculata del genere. Che, magari, bisognava essere specifici e che addirittura le stelle forse s’erano pure arrabbiate per quel tentativo di furbata che però a me era parsa una cosa geniale.

Poi non so cosa sia successo. Forse non ho più visto nessuna stella cadente o non ho più espresso alcun desiderio, non credendoci più. O forse non avevo più alcun desiderio da esprimere.

Ma stamattina chissà perchè mi è tornato in mente quel gioco adolescenziale e tutta la questione delle stelle. No, non è vero. Lo so il perchè, ma non ho voglia di scriverlo.

E a ripensarci mi sono accorta di una cosa che m’era sempre sfuggita.

Le stelle hanno sempre realizzato quel mio desiderio. Sempre.

Finchè l’ho espresso, finchè ci ho creduto, finchè ho avuto qualcosa da chiedere.

Le stelle hanno sempre scelto la cosa più giusta per me.

Solo che io non l’ho mai capito.

 

 

“Tu invecchi, ma non cresci mai”.

Forse è vero. E’ un male? E’ così sbagliato?

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31 risposte a “

  1. Lo stesso, identico desiderio, che mi trovavo ad esprimere anche io nel timore di essere troppo specifica e di dovermi precludere qualcosa! 🙂
    Ma non lo facevo distesa lungo una strada, in una catena umana…
    forse il segreto per la realizzazione era proprio questo…chissà…!

  2. bakanek0

    Al cielo stellato sopra di me, di kantiana memoria, chiedo tutto, nei dettagli, perchè l’universo non comprende i doppi sensi, i giochi di parole, le metafore…una noia! Tu, adorata, comprendi? Poichè oggi, mi sembri vagamente e deliziosamente poetica, e scusa il francesismo!

    • Mia adorata, ti perdono perchè sei tu. Ma mi si è accapponata la pelle!
      Oggi ho deciso di allernarmi a “sentire”. Ma, per ora, a parte la nostalgia ed un vago sdilinquimento, non sta andando bene.
      Se riuscissi ad innamorarmi sarebbe meglio. Di solito mi viene abbastanza facile, ma temo di aver bisogno di un aiutino concreto.
      Poi, anche in quello, comincio presto e finisco presto.
      Ma ciò che è in mezzo è molto piacevole.

  3. poetella

    sto cominciando anche io…
    bakanek0…non sarai gelosa, no?

  4. marco

    Non so, se non avere desideri specifici sia un male. Di sicuro non averne è un trucco che può anche essere risolutivo e positivo. Quando sono venuto a Roma qualche mese fa ho buttato la monetina, non mi ero preparato nessun desiderio, ma mentre prima da piccolo mi aggrappavo a quel trucco (il desiderio generico di essere felice), stavolta ho usato un altro trucco e ho desiderato di non dover avere nessun desiderio. Che non è la cosa più inumana che ci sia, ma la cosa più bella forse, ovviamente se ci aggiungi: “se non quello di questo momento e di vivere bene come adesso”.
    Ps: il gioco che hai descritto e che facevi nella tua giovinezza mi ha fatto venire in mente la scena del treno di “Novecento” : )

    • Eeehh, questa cosa del non-desiderio l’avevo pensata anche io. A sforzino un pochino ci sono anche riuscita. Però poi ho capito che non funziona, no. Anzi.
      A meno che tu non intenda il non avere aspettative.
      Grazie che me citi Novecento.
      Aò se torni a Roma fammelo sapè.

  5. gelsobianco ⋅

    “C’era questa fisicità comune e condivisa, totalmente priva di imbarazzi. Il gioco rendeva tutto lecito e possibile.”
    E tutto questo dovremmo trovare ancora!
    Io credo così, Tilla!

    “Lo so il perchè, ma non ho voglia di scriverlo.”
    Oh, molto valido questo rifiuto di dire in un mondo in cui tutto viene svelato, strombazzato da troppe persone.

    Buona domenica.

    Io non riuscivo a chiedere nulla di preciso alle stelle.
    Le guardavo semplicemente…

    • E credi bene gelsa.
      Esattamente quello che voglio: fisicità condivisa in cui il gioco rende tutto lecito e possibile. Un sunto di un discorso durato 15 anni. Solo che non essendo adolescenti non è una questione di situazioni, ma di persone.

      Anche guardarle semplicemente credo vada bene. Tanto come la giri la giri stamo sempre là. Sotto alle stelle.

      • gelsobianco ⋅

        Eh, sì.
        Da non adolescenti è una questione di persone.

        La fisicità condivisa, comunque, supportata e condita dal gioco, che rende lecito tutto, va ricercata e ricercata e ricercata.
        L’unione dei corpi, in tale modo, è la più magica magia.

        Sì.
        Siamo sotto le stelle. Non vi è alcun dubbio! Siamo sempre sotto le stelle.

        “Tu invecchi, ma non cresci mai”.
        “Forse è vero. E’ un male? E’ così sbagliato?”
        Io non credo sia un male.
        Si resta più aperti alle possibilità più varie, in questo modo, non ci si mette in un recinto.

  6. Lo stesso identico desiderio. A stelle, coccinelle, candeline… ad ogni occasione..

  7. cavallogolooso ⋅

    mi ribloggo e modifico quel pezzettino che è il clue e che tutti sembrano ignorare in favore del desideriogenerico (si, pure io, tutti facciamo i furbastri) … perché ovviamente mi ha strizzato il cuoricione.

    Io rubo e poi chiedo il permesso: SE non va bene, dimmelo, tanto capisci subito che è il tuo testo

  8. Kiu Kuras ⋅

    io esprimo sempre il solito, che più o meno è il tuo “voglio essere felice”.
    mi sa che le stelle, le candeline e i petali delle margherite funzionano a tratti. Un po’ come il campo della 3.
    Mi hai fatto venire i brividi, cherie.

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