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Per più di 10 anni ho frequentato attivamente un certo ambiente, che di solito chiamo “l’ambientino”, in tono critico ed ironico.

E ad un certo punto sono stata gestronza di un portale tematico, a tutt’oggi estremamente florido e vivo, soprattutto perchè il mio uomo (due ex fa) era ed è gestronzo di quel portale.

Va da sè che dopo tot anni di frequentazioni, nel momento in cui ero gestronza, conoscevo e mi conoscevano, di persona, vagonate di individui. E quando dico “vagonate” intendo a centinaia. Senza esagerare.

Poi, per fortuna, litigo con chiunque, quindi le frequentazioni attive si sono sempre ridotte a numeri inferiori. Ma la conoscenza resta. Ed è un peso.

E’ un peso soprattutto se tu su un sito vuoi esser libero di scrivere quello che te pare, senza sentirti soffocare ogni volta.

Così ho pensato di crearmi un’identità alternativa. Non femminile, perchè avrei avuto comunque rompicoglioni appiccicati. E mi sono fatta uomo.

E ho cominciato a scrivere i cacchi miei. Per lo più riflessioni o ricordi. Stando attenta a fare in modo di non essere riconosciuta. Poi, in quel periodo, ero un po’ depressa, quindi mi venivano fuori cose un po’ tristi. Tristi in maniera tilliana: vagamente malinconiche e mai piagnone; con un carattere deciso, ma sensibile; dure ma ironiche. Ero tutta un po’ così, ma anche il contrario di così. Un po’ e un po’.

Anche perchè mi impegnavo a non sembrare troppo me. C’era qualcosa di forzatamente inautentico. Non troppo. Un po’ e un po’.

A una certa ho cominciato ad essere invasa dalle donne. Invasa.

E il guaio è che la maggior parte di quelle donne io le conoscevo. Mica le stupidelle. No. Quelle più interessanti, quelle che se la tiravano più di me.

E a me dispiaceva, mi sentivo nammerda. Perchè se avessi privatamente rivelato chi ero, conoscendo l'”ambientino”, tempo 1 secondo e l’avrebbe saputo tutto il mondo. E addio libertà.

Quindi con cortesia cercavo di allontanarle. Tentando di far comprendere che era un mio problema, non certo una loro carenza in qualcosa. Me so pure inventata che ero innamoratO di una e che quindi non c’era verso.

Peggio! Un incubo. Un’ansia tremenda.

Finchè un giorno un altro gestronzo mi ha contattata dicendomi: “A Tì, non se po’ andà avanti co sta storia”. Una sua cara amica stava a sbroccà e voleva conoscere a tutti i costi quest’uomo misterioso, un po’ e un po’.

Così gli ho chiesto di cancellarmi. Facendoci in tal modo un reciproco favore.

Perchè mi è venuta in mente questa storia?

Perchè girando qua dentro ogni tanto becco dei blog di utenti maschili con post con 764 commenti quasi esclusivamente provenienti da donne. Commenti che sembrano diversi, ma che, in realtà, so tutti uguali.

E allora mi dico: “Voi vedè che questo è un altro un po’ e un po’?”.

Leggo i post. Un po’ stronzo, ma anche no. Un po’ distante, ma anche no. Un po’ romantico, ma anche no. Un po’ malinconico, ma anche no. Un po’ erotico, ma anche no.

E no, non c’è nessuna critica. C’è invidia.

Ma anche noia.

Un po’ e un po’.

 

 

 

 

 

 

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39 risposte a “

  1. poetella

    beh…meno male che sul mio blog nun ce vie’ mai quasi nessuno…
    sarà perché so’ vecchietta…(e innamorata?)
    e nun ride, sa’?

  2. Mi piace il ” gestronza “……………meo

  3. cavallogolooso ⋅

    ahhh meno male che c’è Tilla che posso citare come persona che si fa il suo nick “incognito” per dialogare con il mondo ma che senza il mondo si presenti sullo zerbino, che poi non si sa mai. Sembra che siano sempre i maschi (e ovviamente “pervertiti e fedifraghi” … quando magari semplicemente non vuoi che il tuo capo o il tuo collega sappiano i cazzi tuoi in quanto tuoi) a farlo. E invece.

  4. cavallogolooso ⋅

    L’ha ribloggato su Depresso Gioiosoe ha commentato:
    Copiaincollo volentieri le impressioni dal blog di tilladurieux non per tutto ciò che dice, ma per il discorso relativo all’anonimato su internet. Lei non ne fa una questione assoluta o di principio per tutti… semplicemente ne mostra un aspetto, il suo uso di questo strumento, reso così perfettamente comprensibile.

  5. cavallogolooso ⋅

    a parte la cosa dell’anonimato che hai già capito, tornando a leggere quello che racconti , mi hai fatto venire in mente che potresti essere tranquillamente un mio amicO … Perché il “lato-donna” ce l’ha sicuramente, e sicuramente ha l’un po’ e un po’ … ma tu sei troppo colta e di sicuro hai esperienze che lui rifiuterebbe. Però per due secondi… poteva essere.

    A me pare così naturale iniziare a voler esporre sé stessi così. In fondo nell’altro modo accade già: questo invece lo scegliamo noi. E allora che sia scelta in tutto; se poi dovesse accadere di incontrare qualcuno, può anche darsi, ma non voglio considerarlo che al superlimite. Con il vecchio blog ho persino fatto un lavoro gratis per uno, pur di non dirgli chi ero!!! 😀 (e mi manca molto, forse ti piacerebbe quello che scriveva… ma è sparito) Un lavoro lavoro eh!!! 🙂

    Questo genere di anormalità non mi disturba: intendo, se uno mi dicesse “tu non sei normale” relativamente a questo… me ne sbatterei allegramente le palle. E’ la paura… quella no, quella no che non la voglio, come anormalità!

    Ma per il resto… non sono normale? Evviva! 🙂

    • Guarda potrei essere l’amicO di chiunque. Essere l’amicO dei miei amici maschietti è sempre stata mia prerogativa.
      “Troppo colta”? Uella questa non me l’avevan mai detta! Ma grazie!
      La mia esigenza di anonimato è talmente forte che spesso vorrei essere invisibile anche nella concretezza del quotidiano.

  6. gelsobianco ⋅

    “Ero tutta un po’ così, ma anche il contrario di così. Un po’ e un po’.”

    Tilla, ritrovo un modo di essere mio in quello che ho letto.

    Un po’ e un po’.
    Sì.
    Un po’ e un po’, naturalmente.

    Buona nuova settimana:-)
    gelsa

    “gestronza” “gestronzo”
    Ah, questo nuovo linguaggio mi affascina e mi intriga.

    • Signora gelsa,
      io però, di mio, non sono un po’ e un po’. Mi delineo in maniera abbastanza specifica.

      • gelsobianco ⋅

        Signora Tilla,
        io ho interpretato quel “un po e un po” molto ironicamente.

        Mi ero messa nei suoi panni di padrona di casa di un blog che finge di essere un uomo.
        E, per “un po’ e un po’”, mi sono divertita anche.

        Cerco di “ridere” di ciò che accade, Tilla, fino a quando posso.
        Poi… “me sparo”.

        Oltretutto io ho incontrato un tizio (uomo) che non so quanti blog avesse e che fingeva anche di essere una lesbica.

        So che lei comprenderà quindi il mio commento precedente che era anche un mio “giocare” sul “un po’ e un po’” per non farmi prendere troppo dalla rabbia.

        Io non credo per nulla che lei sia, in realtà, “un po’ e un po’” e non lo sono neppure io.
        Sono esattamente il contrario.

        Buona serata, Tilla.
        gelsa

      • Non avevo capito un cazzo.
        Ma è normale, sa?
        Mai come in questo periodo non capisco un cazzo.
        Mi limito ad intuire.

      • gelsobianco ⋅

        Sono stata un po’ ermetica in realtà.
        Mi scuso.

        Ho giocato ironicamente con quel “un po’ e un po’” per le ragioni che le ho scritto poi.
        Io cerco di “giocare” quando non voglio farmi prendere troppo dalla rabbia.
        Non volevo, prima, rivelare la mia personale esperienza che ho svelato dopo.
        Talvolta si scrive supponendo che il lettore ti conosca e sappia che carattere hai. Così ho fatto io!

        “Mai come in questo periodo non capisco un cazzo.”
        E’ normalissimo, Tilla.
        Io pure sono in questa situazione.
        Sarà il caldo?

        Lei intuisce.
        Io non sempre!

        Le sorrido
        gelsa

      • Intuisco come gli animali. Non diversamente. Sento gli odori.
        Non capisco un cazzo, perchè è da troppo tempo che non mi nutro.

      • gelsobianco ⋅

        Se interpreto correttamente il senso delle sue parole, applaudo!:-)

      • Non saprei se l’interpretazione sia corretta.
        So solo che devo assolutamente nutrirmi ormai.

  7. …all’un po’ e un po’ preferisco decisamente una sana violenza ma proprio sana sana; siamo tutti un po’ e un po’? secondo me no, manco per cazzo; ma dove si trova il tempo per tenere due blog?; ma quant’è piccolo sto mondo…; prima o poi ci s’incontra, o ci siamo già incontrati.
    Buongiorno!

    • Signora Germoglia,
      quanta veemenza di prima mattina! Ma pensi che c’è gente che oltre ai due blog manda mail, telefona, invia sms, corre di qua e di là a far danni. Praticamente un’altra vita, un vero e proprio lavoro. Io me sparerei piuttosto.

      • Sa, sono in fioritura, mia cara Tilla.
        Ops! Lei si dimentica di whatsapp…
        C’è da andare in fallimento passando il tempo a girovagare per cercare adepti, o rimorchiar donzelle. O, è uno che ha avuto un brutto incidente, s’è rotto il grugno in un frontale, e cerca in rete ciò che non potrebbe avere fuori, all’aria aperta.

      • Germoglia! Che straordinaria sintonia! Sa che a volte definisco alcuni soggetti “brutti come se avessero avuto un incidente de faccia”.
        Come se mi avesse letto nel pensiero… o avessimo pensato alla stessa persona.

      • gelsobianco ⋅

        E’ la loro vera vita, doppia, tripla, quadrupla.
        Non sanno vivere quella vera, quella che hanno.
        Non sanno essere chi sono.

      • Io mi sfracasserei le palle in un secondo.
        Ho il problema esattamente opposto. Non solo sono insofferente alle troppe persone. Ma ho bisogno di urlarmi al mondo. Non posso farlo del tutto, che sennò il mondo me se spaventa.

      • gelsobianco ⋅

        Io, prima che in secondo…
        Anche Io sono molto insofferente alle troppe persone.
        Anche io vorrei urlarmi al mondo intero.
        Ho qualche remora, ancora, che devo far andare via.
        Non facciamo spaventare troppo il mondo, Tilla!
        Può essere che, con lo spavento, rinsavisca, però.:-)
        Non si sa mai.

      • gelsobianco ⋅

        Esempio tipico, pensato da germogliare e da lei, Tilla, è chi cerca in rete ciò che non potrebbe, per i più svariati motivi, avere nella realtà reale.
        Chissà quanti ce ne sono!

      • Sì, ce ne sono un fracco. Lo so.

  8. Tilla! Eh sì, qualcosa sembra legarci… quando si dice “il caso”…

  9. Kiu Kuras ⋅

    Io ho scritto per anni ed ho avuto quel “problema”. Poi ho iniziato a scrivere per loro, davvero.
    Ho chiuso i vari blog e sono stato anni senza più scrivere, se non su carta o su fogli word chiusi in una chiavetta da 4 giga.
    Post mai pubblicati, racconti, bozze di romanzi… per me.

    Ho ripreso qui… ma stavolta voglio di nuovo essere io, sempre e comunque.

  10. Premetto che quando vedo le parolacce mi sento a casa. Vedere poi Germogliare che dice “manco per cazzo” è una chicca splendida. Vuol dire che fai sentire gli ospiti a casa.
    Prima di scrivere una delle mie note cazzate sul tuo (bel) blog che evidentemente gestronzi molto bene ci ho ragionato … un pò, perchè non sembra, ma io ragiono a volte.
    E sono arrivato alla conclusione che il mio blog è effettivamente un pò e un pò.
    Ma perchè io per primo sono un pò e un pò. Specie da quando ho ripreso i vecchi abiti che presumono che “a me m’importa una sega” di quello che pensano gli altri, dopo un periodo di progressivo e inconsapevole imborghesimento. ,Per questo solo un amico è a conoscenza del mio blog.
    L’importante è che quell’un pò e un pò non sia per compiacere gli altri ma essenzialmente te stesso.
    E io amo compiacermi.
    Un bel pò,

    • Le “parolacce” è carino (“carino” è una parola che mi fa schiiiifo), suona da bimbo col grembiulino. Se scrivi cazzate sei sempre il benvenuto qua dentro. Campo de cazzate da anni.
      Sei un po’ e un po’? Fa gnente, purchè sia proprio autentico. “M’importa na sega ma fatta bene” è anche il mio stile di vita.
      Il mio blog è esattamente come la mia casa che è esattamente come me: chiunque entra e esce come cazzo je pare. Ed è proprio quello che voglio.
      Mi sa che ciai una personalità ingombrante, di quelle che se espandono.
      Accomodati pure: il bagno è in fondo a destra. Lascia pure la porta aperta se vuoi, io lo faccio sempre.

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