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Nel pomeriggio leggevo.

Sdraiata e tramortita dal caldo sul mio letto sfatto.

La prima pagina di un racconto. Solo la prima pagina.

E son scoppiata a piangere.

E’ quasi impossibile che mi accada. Non a me.

E’ un po’ come quando studiavo canto.

Si è eccessivamente concentrati sulla tecnica. Sulla perfezione del suono. Stai attento a tutti i movimenti interni del corpo: il diaframma, la gola, il palato molle, la bocca. Alla fine non ti accorgi nemmeno di cosa stai cantando. Ma si riesce a percepirsi da dentro.

Poi, quando un brano l’hai studiato fino a morirne e ti è entrato in gola, vai un po’ di default. Sempre concentrati, ma è più naturale. Ti compiaci di un bel suono, ti secchi se qualcosa non te la sei sentita perfetta. E giochi con l’interpretazione solo là dove e fin dove è possibile.

Ma l’emotività non la percepisci molto. Esce fuori, la sentono gli altri. Tutti gli altri, tranne chi canta.

Solo una volta, a lezione fortunatamente, stavo provando un’aria che avevo già studiato, cantato e ricantato, fraseggio per fraseggio e d’un tratto SBADABUM!  Sono scoppiata in lacrime disperate. Disperate.

Mi sono scusata, dicendo che non sapevo cosa mi fosse successo.

In realtà lo sapevo. L’insieme del mio dentro di quel giorno e di quel momento s’è mescolato con le parole che stavo cantando e l’eccessiva concentrazione sulla bellezza del suono hanno fatto un gran casino. Ho unito tre elementi.

Credo che oggi mi sia accaduta la stessa cosa. E so benissimo che la mescolanza di dentro e fuori è naturale, persino ovvia. Ma non per me. Non in un certo modo, quel modo che qui non posso spiegare e che implica comunque l’unione di tre elementi.

E’ come un cerchio che si chiude, perfetto.

Sta di fatto che da un certo punto in poi nella mia vita mi sono rifiutata, se non per accenni e indicazioni, di parlare di libri e di parole con chi non mi è davvero davvero intimo.

Così come mi sono rifiutata di cantare.

Ci si può assuefare a qualsiasi dolore.

Ma mai alla bellezza.

Credo che partirò prima di partire.

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17 risposte a “

  1. cavallogolooso ⋅

    io non so se sia la stessa cosa, questa che sento, rispetto a quella che intendi tu… ci si può assuefare a qualsiasi dolore tranne alla bellezza… io non so se considerarlo dolore. Ma un “quasi” … si. Ora puoi anche alzare gli occhi al cielo e pensare che sia tutto fica, perché così sembra, ma io non lo credo, non del tutto: in effetti la prima cosa che mi ha fatto dire “questo va oltre la sola bellezza, oltre il riconoscere che questo è bello” sono state le gambe di non so chi. Il corpo di qualcuna. Era meraviglioso. E la mia sensazione è stata di pensare che fosse “quasi doloroso” … era così bello che gli occhi non bastavano… pensavo cose grottescamente animali e mi rispondevo da solo che no, non bastava “questa bellezza mi passa sopra, mi invade, mi schiaccia, si erge oltre il senso più adeguato a percepirla… la vista non basta… i miei occhi non bastano…. posso leccare tutto e pensare che questo mi abbia appagato? mah, forse, ma sarà ridicolo … posso toccare, posso mangiarmi questa bellezza per portarla dentro di me e nutrirmene? cosa posso fare? Scopare questo corpo non mi farà rapportare mai a questa bellezza che è – letteralmente – incommensurabile”.

    Non so se c’entri. Tu evidentemente hai studiato un canto più elevato della musica che amo io, ma in effetti è la musica quella che mi ha quasi sempre fatto pensare la stessa cosa e lacrimare come una madonna che sanguina, come un ebete. Ad alcuni concerti ho pianto… di gioia, non so. Di “bellezza”. Certe volte questa bellezza mi fa piangere come un bambino, a fiotti, mi prende il respiro…

    Ma non sono triste… l’unico filo di tristezza è quello che mi dice “qui si va in overdose di bellezza, non hai gli strumenti per assorbirla tutta, per farla entrare dentro di te: nessuno dei tuoi sensi … è fuori scala” … a volte è un oggetto lavorato … altre una illustrazione per bambini (che per bambini non sono: sono opere d’arte) … certe volte è la definizione di un concetto all’interno di un testo (narrativa!) … non un romanzo in sé, ma quella forma che …

    Basta.
    Hai capito.
    Ciao.

  2. poetella

    pur’io hoccapito.

    (la Bellezza! Mi sono ricordata che ho quasi litigato con una collega stronza sostenendo che la bellezza fosse sempre dolorosa. Fosse sempre un tendere disperanto verso qualcosa di irraggiungibile. Un anelito verso il divino (aho, er divino inteso come Oltre…no come preghierine e rosari e angeli e demoni, se capimo, eh?)

    Beh, anche io piango…
    Davanti al “Giorno” di Michelangelo
    davanti all'”Antea” di Parmigianino
    nella basilica inferiore, ad Assisi…

    ascoltando l’Adagietto di Mahler…
    o Borgatti che canta Wagner…
    o anche solo guardando l’Amoremio, che è così bello, porca puttana, che certe volte m’invidio!

    …’ngiorno, Tilla

  3. momix

    e vabbè…
    in due tre soltanto avete già detto tutto…
    mi resta un bergmaniano e un po’ taskovskijano silenzio

    che però infrango un attimo per dire che
    anch’io ho capito:
    c’è da augurarsi un po’ di dolore tutti i giorni mi sa…

    buonGiorno (:

  4. bakanek0

    La vera bellezza impianta radici nella parte più nascosta di noi, parte che si espone e sanguina quando riconosce lo splendore. Vibra, trema, ci scuote e ci toglie il controllo. Esiste un dolore sublime. Come la bellezza…

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