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Ognuno ha in se’ un luogo segreto, protetto e spesso inviolabile.

Io ho il Giardino del Passato.

L’ho recintato con mura altissime, ci sono sistemi d’allarme straordinari ed è presidiato da guardie armate addestratissime.

Le guardie sanno che non possono ammettere nessuno oltre quei cancelli. Tranne me. E anche quando ci sono io all’ingresso devono impedirmi in tutti i modi di entrare. C’è tutta una pallosissima procedura d’accesso che funge da deterrente.

A volte, però, ho proprio bisogno del mio giardino. Ed entro.

E’ un luogo grande, molto grande. Ma c’è una sola persona nel giardino. Una persona che vive lì. Una persona che, chi mi conosce, evita accuratamente di nominarmi.

Quella persona è sempre seduta su una panchina. Con le gambe accavallate e le braccia incrociate. In una posa che conosco bene.

Talvolta legge il giornale e so che si indispettisce se viene disturbato nella lettura. Allora io dò dei colpetti ai fogli, da sotto, facendoli sobbalzare, finchè quella persona, sbuffando seccato, mi dice: “E allora che c’è?”.

E io comincio a parlare e a fare domande. Perchè sono stata molto viziata nella vita. Ho avuto sempre quella persona a cui fare le domande per ricevere le risposte. E, quando non sapevo quale fosse la domanda, mi veniva suggerita pure quella. Quindi potevo cominciare a riflettere dalla risposta andando verso l’alto o verso il basso. Fino alla domanda successiva.

Ma ogni volta arrivo alla stessa domanda. “Perchè?”. Sempre la stessa. E allora la persona muove leggermente la spalla destra, con un lieve scatto, e capisco che si sta infastidendo. Infatti poi si chiude nel mutismo. E la risposta al perchè non arriva mai.

Allora gli chiedo di andare a fare una passeggiata e di giocare a farci scherzi e dispetti, come s’è sempre fatto.

E comincio a ridere ridere ridere.

Solo che, mentre sono lì nel giardino e rido, la bambola di pezza che resta qui comincia a ridere pure lei. Senza riuscire a smettere.

E il Pusillanime, quando viveva qui, s’era abituato ad essere svegliato nella notte dai miei tremori, dagli occhi sbarrati e dalla mia voce appena rantolante: “Ho paura ho paura ho paura ho paura ho paura…”. Ed anche dai singhiozzi di lacrime disperate. A quelli era abituato e sapeva cosa fare.

Quando, invece, si svegliava perchè cominciavo a ridere ridere ridere, accadendo davvero di rado, non sapeva bene cosa fare.

Allora scuoteva la bambola di pezza e le ripeteva: “Guardami! Parlami!”.

Ma la bambola di pezza, ridendo, gli ripeteva solo le parole che stava pronunciando dentro il giardino. E, insomma, non è che spesso avessero molto senso decontestualizzate.

Ma io questo lo so perchè poi il Pusillanime me lo raccontava. Ed, ovviamente, il mio primo pensiero era quello di farmi riprendere con la telecamera per poi portare il video alla persona del giardino e riderne insieme.

Sta di fatto che, avendo compreso la vaga, solo vaga, pericolosità di quel giardino, ho cominciato ad evitarlo.

Ma ieri notte ci passeggiavo intorno e, per evitare tentazioni, ho pensato di prendere provvedimenti autoinducendomi un sonno veloce e profondo. Tajamo la testa al toro e via.

Però stamattina, quando ho riaperto gli occhi, ero ancora lì a gironzolare intorno. E tutte le guardie subito a rompere i cojoni: “Chi sei? Cosa vuoi?”. Tranquilli, tranquilli (me parono scemi), non voglio entrare. Sto solo camminando.

Ma io non sono capace di prendermi per il culo. E lo so che se mi trovo a camminare lì intorno è solo perchè continuo a pensarci.

E’ che la realtà fuori di quel giardino è così sbiadita, così sbiadita.

E i motivi per restare fuori dal giardino mi scemano tra le dita.

Ecco, vorrei entrare nel giardino per chiedere alla persona cosa devo fare.

Rimanere lì o tornare qui?

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30 risposte a “

  1. momix

    i luoghi segreti, come gli amici immaginari, sbiadiscono solo se non frequentati…non spariscono mai del tutto, ma l’alta frequentazione rende difficile il vivere poi nei luoghi pubblici, quelli reali e tangibili.
    Decidere di rifugiarsi nelle dimensioni alternative, senza peraltro ricevere le risposte per le quali si entra…mah! Lo ritengo un gioco pericoloso quanto lanciarsi in tutti quegli sports estremi che mettono a repentaglio la salute fisica o mentale che sia…
    Andarci per giocare o per rivedere la persona residente fa bene, di tanto in tanto, ma la bambola di pezza abita qui, dove di risposte ce ne sono a bizzeffe! Il difficile è abbinarle alle domande.

    Ma questo è solo un mio pensiero naturalmente.

  2. bakanek0

    Il mio giardino segreto ha colori notturni e sussurri, e mi chiama col suo canto di sirena. So che è pericoloso andarci, so che è un gioco mortale, ma non posso farne a meno. Quando ritorno alla realtà, ho i piedi feriti per aver camminato sui cocci del mio passato di adolescente. Ora sono adulta ma, qualche volta, vedo l’adolescente con la coda dell’occhio, nel riflesso sfuggente di uno specchio…

  3. poetella

    sai?
    abbiamo un giardino moooooolto simile…
    solo che nel mio…non c’è una persona che mi aspetta.
    c’è un’altra me. Che scuote sempre la testa, come per dire…Che scema che sono stata!
    e io, quando la vedo cerco di fare la gnorri.
    Solo che non ci riesco sempre. ma ormai, quella sta lì, a scuotere la testa e quello che è fatto è fatto.
    E dunque, sai com’è…cerco di andarci meno possibile.
    Detesto il rendermi conto di certe cose.
    Meglio andare avanti…no?

  4. Kiu Kuras ⋅

    Disegnati un presente che possa essere un passato ridente. Nel prossimo futuro, cherie.

  5. randagia1

    nel mio giardino c’è un ragazzo che è rimasto lì a fare il teatro di strada, sai quello che si faceva a Sant’Arcangelo di Romagna, e gioca, gioca con le palline colorate, a farle rotolare 5,6,8 sulla testa…poi un giorno se ne partì per Parigi e visse anni a fare il clown, tornò un giorno e colorò tutti i miei giorni di gelati fruttati da leccare piano piano…
    e non se n’è più andato dal mio giardino…
    ogni tanto ci torno e gioco insieme a lui….
    oh Tillaaaa, acciderba a te e ai giardini

  6. marco

    Stupendo questo affresco. Sei davvero molto profonda, più di quanto tu non vuoi far credere!

    • Ti ringrazio, ma credo che la parola esatta sia “matta”.
      Devo riuscire a collocarti nella mia famiglia. Ho già: moglie, fidanzato, figlia e una specie di contratto per una finta relazione. Cosa vorresti esser-mi?

  7. gelsobianco ⋅

    La tua lievità molto, molto profonda è unica, Tilla!

    “Il mio l’ho costruito solo per una persona.”
    L’avevo compreso!

    “Ecco, vorrei entrare nel giardino per chiedere alla persona cosa devo fare.”
    Scrivi tu, Tilla.
    Non deve essere la persona a dirti quello che devi fare, ma devi tu riuscire a tener testa e fare ciò che vuoi.

    Secondo me bisogna tornare nel nostro giardino.
    Quel giardino è pericoloso fino al momento in cui non ci si rende veramente conto del tutto… in un modo speciale, un modo viscerale.
    Poi, anche se feriti, andare avanti, sempre.
    Andare avanti!
    Sempre.

    I fantasmi vanno affrontati!
    E’ solo la mia opinione!

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