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Spesso le persone seguono percorsi disegnati da altri mani.

Con la sincera convinzione di un’ovvia felicità.

Altrettanto spesso quei percorsi si spezzano, s’interrompono.

Per quasi dieci anni sono stata il triste spartiacque tra la fine di un percorso e l’inizio di un altro.

Ero lì, a guardare occhi smarriti e increduli. A succhiarmi dentro una rabbia e una violenza devastanti, ad assorbire dolori e lacrime. A fornire soluzioni e a perdermi nell’incapacità di fornirne altre. Perchè non ce n’erano. Perchè non ritenevo fosse il mio compito.

Ho accuratamente omesso ogni giudizio e non ho mai dichiarato la spesso banale verità che le colpe son sempre a metà.

Ho ascoltato domande alle quali non potevo fornire risposte. Perchè non c’erano risposte o perchè quelle che avevo non potevo e non volevo esprimerle.

Ho protetto, difeso, tutelato, incoraggiato, sostenuto tutti. A volte anche i mostri. I mostri, sì. Ho guardato dritto negli occhi mostri di cui la gente legge sui giornali. E continuato, imperterrita, a vedere esseri umani. Consapevole che gli esseri umani sono anche questo. Senza sorpresa.

Perchè il giudizio è solo una scelta che posso operare nella concretezza della mia vita. Ma entrandomi ed uscendomi di continuo riesco a mangiare tutto per poi trasformarlo.

E la rabbia altro non è che uno spicchio di indigesto non espulso dal buco giusto.  Quello della spinta alla vita o alla reale distruzione.

Ho l’etica di un porcospino con gli occhi di un lupo e il seno di una madre.

Quanto dolore ha visto la mia pelle.

– Violenza, morte, sesso. Sono fatta di pochi miseri elementi. Il resto lo guardo soltanto –

– C’è veramente altro oltre al cibo, il sesso e la merda? –

– Si c’è. C’è. E’ solo che ognuno guarda in una diversa direzione. Come se non ci fossero mai sguardi ad incrociarsi davvero –

– Qualcuno capita di incrociarlo –

– E’ un attimo talmente fugace che resta solo come un momento di nostalgia. Spesso infruttuoso –

Non era questo che volevo e dovevo dirti. Non è questa la mia funzione.

Perchè, alla fine, non ho mai davvero smesso di fare il mio lavoro.

Quello vero.

 

 

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8 risposte a “

  1. Potresti vivere dieci vite, tu, co-scienza fugace e ostinata..

  2. poetella

    Come giunge avida quest’onda, come se potesse giungere a qualcosa!

    Come si insinua con spaventevole precipitazione nel più intimo recesso dell’anfratto roccioso! Pare che voglia presentarsi a qualcuno; pare che vi sia nascosto qualcosa di valore, di grande valore. E adesso torna indietro, un po’ più lentamente, sempre bianchissima per l’eccitazione.

    È delusa? Ha trovato quel che cercava? Si finge delusa? Ma già si avvicina un’altra onda, più avida e più selvaggia ancora della prima; anche la sua anima sembra colma di misteri e della bramosia di scavare tesori.

    Così vivono le onde. Così viviamo noi, animati dalla volontà!

    Nietzsche

  3. bakanek0

    La sospensione di giudizio, anche di fronte ai mostri. Vorrei saperlo fare, vorrei imparare a fondo la capacità di non puntare mai l’indice. Contro nessuno. Tu sei tante cose, luce dei miei occhi! Ho incrociato il tuo sguardo, la tua strada, e non voglio che sia memoria nostalgica…
    Presto prenderai quell’aereo, e io ne leggerò la scia argentata, di notte.

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