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A Callanish pioveva leggero ma fitto e continuo quando ho poggiato la schiena sulla pietra centrale più alta e sono rimasta lì, attaccata, con gli occhi chiusi e i palmi delle mani poggiati in basso sulla sua superficie. Sono rimasta lì ed ero completamente zuppa, fradicia d’acqua che mi scendeva sulle palpebre e sulle labbra. I capelli gocciavano pioggia come il cielo. Finchè non m’hanno costretta a venir via. Era giorno e c’erano giusto un paio di persone.

Al Ring of Brodgar siamo arrivati al tramonto. E non c’era nessuno. Ho camminato in cerchio molto lentamente. Toccando ogni pietra e parlando a ciascuna di esse. Nel frattempo il sole è calato e s’è fatta la notte con un’aria gelida. Ho continuato a camminare chiedendo qualcosa alle pietre, mentre un uccello notturno ripeteva incessante il suo richiamo. Nel buio ogni pietra era un gigante di vago chiarore. Arrivata alla pietra dalla quale avevo cominciato il percorso, le ho poggiato la schiena addosso e mi sono accucciata dopo aver calato i jeans e ho pisciato sulla terra donandole la mia acqua. Ho baciato la pietra e sono andata via.

Nella Monument Valley ho camminato a piedi nudi su quella terra rossa e mescolandola poi con un po’ d’acqua mi sono disegnata il viso.

Al Canyon de Chelley ho urlato alla Spider Rock perchè mi vedesse e mi ascoltasse. Poi scalza ho camminato tra lastroni di pietra nerastra tenendo fra le dita un rametto di salvia.

Persino al Joshua Tree e al Saguaro ho camminato a piedi nudi. E anche a Island in the Sky guardando il Green River.

Al White Sands sono salita sulle dune morbide, bianchissime. Scalza sono scesa e risalita di nuovo. E ancora e ancora. Per arrivare più in alto. E il vento arrivava dal basso, caldo e leggero, un soffio che mi faceva alzare il vestito. Soave, lieve, puro, carezzevole. Un’euforia estatica mi impediva di smettere di camminare per continuare a guardare quel mare infinito di bianco soffice. Con gli occhi feriti di luce, dal basso e dall’alto, ho cercato di ingoiare tutto quel bianco. Ho sfilato via il vestito. Eravamo persi tra le dune. Come in un sogno. Ho pensato che non esistesse al mondo un posto più bello. E lo penso ancora.

Ad Arches ho infilato i piedi in una sabbia alta e bollente. Ho cercato zone d’ombra per camminare, a ridosso delle rocce. Ma ho pensato che bruciarsi la pelle fosse in fondo un prezzo non così alto per vivere. Ho attaversato feritoie tra le pietre guardando spicchi di cielo. Ocra e azzurro negli occhi. Sono arrivata ad un arco e l’ho accarezzato. Poi ci ho poggiato una guancia, il viso, con le palpebre chiuse. Mentre file di turistimmerda mi guardavano stupiti sorridendo. Ho cercato di abbracciare un arco di pietra troppo grande per me e l’ho baciato.

Al Dead Horse Point ho fissato un punto nel silenzio per un tempo incalcolabile. Perchè è da lì che si gettano Thelma e Louise e ho pensato che sia un posto meraviglioso per morire.

Dopo aver parlato con gli Hopi non ho mai più scattato alcuna foto alla natura e ai luoghi.

Penso di esser fatta di questo. Solo ed unicamente di questo.

 

 

 

 

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5 risposte a “

  1. L.

    Quando viene a passeggiare sull’isola, Tilla?

  2. dorotea

    So di cosa stai parlando. Il deserto bianco, ma tutta quella parte d’America me la porto dentro come oro. Ho capito in America cosa significa andare senza meta. Solo andare che questa è la parte più importante di un viaggio. Ma che spazi immensi ci sono in America?

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