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Devo privarmi di ogni senso oggi. Per arrivarmi.

Per tutto il giorno ho alternato il dolce al salato ed il salato al dolce.

Ma è stato solo per cercare la parola perfetta.

Da tempo la mia testa ruota attorno ad immagini definite seppure prive di accento. Con troppa confusione, come un demiurgo girovago. Un circense stolidamente perso tra la nebbia dei perchè.

E solo con il tempo s’è soffiata dentro per ricucirsi addosso.

Perchè tra praterie e deserti le immagini rincorrevano un significato perso tra i limiti di una ricerca “umana troppo umana”. E la mente sbatteva contro le rocce di una volontà ferrea ma eccessivamente ancorata a risultati finiti.

Pur aggiungendo strato a strato, mi sfuggivo. Restava solo l’immagine come una tortura del bello nel bello. Senza possibilità d’aggiunta. Una discrasia tra presenze e assenze.

Ho pensato di evitarmi non guardando. Ma continuavo a vedere anche senza vedere. Scivolando per la china della spinta frustrata.

Allora ho dato fuoco a quell’immagine. L’ho tagliata a pezzetti. L’ho ripiegata in quadratini minuscoli. Inutilmente. Non facendo altro, invece, che moltiplicarla ovunque, per poterla avere sempre con me. Da consultare.

L’ho pensato. Prima piano, senza dirmelo. Poi a voce alta. Perchè non cederle? Cedi per una volta! Cedi ad un’immagine. Puoi farlo. L’immagine non è. L’immagine sta. E questa è l’immagine del futuro che non c’è ne’ ci sarà.

Posso averla senza avere. Mettendola nel buco che ho al centro del petto.

E posso anche mostrarla spingendola contro qualsiasi tentativo. Come uno scudo. O duplicarla come i cani di Fo a guardia del tempio.

Non ho più nemmeno bisogno di guardarla per vederla. Mi basta chiudere gli occhi.

Ecco perchè.

Da me si può avere tutto. Di me si può avere qualsiasi cosa.

Tranne me.

Perchè io appartengo ad un’immagine.

In bianco e nero.

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18 risposte a “

  1. poetella

    ma se sei coloratissima!
    Via!

    • E ciai raggione Poetella mia! In effetti per me è come se fosse sempre carnevale.
      Fortunatamente appena mi sento quel fiiiiiilo di malinconia, mi vengo a noia da sola.
      A questo aggiungi che certe immagini hanno il brutto vizio di parlare e dire sempre qualcosa che me se conficca nell’angolo del fegato e il rodimento de culo me parte a raffica.
      Allora pjo uno stronzo a caso e lo insulto (tanto pare che so tutti contenti de esse insultati) e passa la paura. Trombette e cappellino mo.

  2. Tienila stretta, che nelle immagini, spesso c’è catturata l’anima. Mica vuoi che vada a finire a cani e porci?
    A risentirci, bellezza

  3. bakanek0

    Mia adorata ammora, ho letto trattenendo il respiro, tremando e allungando la mano verso qualcosa di prezioso, ma ritraendola per paura di mandarlo in frantumi……………………………………………………………………

    …………………………………………..poi, ho letto il tuo scambio con Poetella.
    Su “Trombette e cappellino” è partita la risata incontrollata.
    Ammore, tu sei talmente tanto che non mi basterà una vita per comprenderlo.

  4. marco

    Sulle praterie e i deserti nello specifico soprattutto ricorda ciò che hai vergato su quel taccuino.. La chiave del tuo post secondo me è “l’ancoraggio ai risultati finiti”: da lì non si scappa

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