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Sai che c’è? Che io questo post lo scrivo direttamente a te. Stavolta per darmi un senso. E perchè sei l’unico che, leggendomi qui, sa e conosce e riconosce fuori di qui.

La C. mi ha trovato questo “pigmento” (lo chiama così) meraviglioso, tra l’arancione e il fragola. Ma nelle foto che ti ho inviato non si vede bene quanto sia brillante. Domani provo ad usare il tablet e la luce naturale.

Mentre me lo spiattellava rideva e rideva. “Rò (lei mi chiama “Roma”) stavolta sei quasi fluorescente”.

Stavolta non mi ha  solo sballonzolato le tette sul naso. A una certa, mentre si cambiava, s’è direttamente spogliata. La vedevo dallo specchio mentre mi truccavo. E vabbè vabbè…

La C. è una buddista spinta. Prima di uscire s’è aperta l’altarino per pregare e suonava dleng dleng il campanellino. Mi è piaciuto sentire tutti quei suoni che ha articolato con la voce. Rilassanti. Mi hanno ricordato l’esame di etnomusicologia.

Siamo andate con la S. al bar all’angolo. Ormai lo conosci. Non c’era il nostro amico H., credo che di sera non ci sia mai. Per questo non lo avevo mai incontrato prima di quel pomeriggio insieme a te. Praticamente quel giorno ho fatto amicizia prima con lui che con te che mi eri seduto di fronte. Divertente. E curioso.

Via degli Stronzi dopo le dieci s’è sovraffollata come al solito. Con tutto quel casino che a te piace e per me ormai è un incubo.

“Sotto casa tua sono tutti belli” mi hai detto. Sembra. E’ solo apparenza.

E mi è venuto in mente il tuo viso stupito guardarmi girare nuda per casa con le finestre aperte. “E se ti vedono?”. Ma no qui non gliene fotte una minchia a nessuno. E poi sticazzi.  E quando mi ha suonato alla porta il vicino e da dentro gli urlavo: “Sono ignuda!”, siccome non capiva, ho dovuto aprirgli con un cencio addosso, i capelli selvaggi e gli occhi nerissimi e mi ha detto: “Cristo sei bellissima!”. Eh… non sono sola. Rideva rideva chiedendomi scusa. E a te sembrava tutto strano. E tu a me sembravi così buffo.

“Sai io leggevo di come vivevi, ma non avrei mai mai immaginato che fosse così”. E ora lo sai. Come vivo. Sei un testimone di quello che sono.

Sei testimone della mia casa. Della circostanza che quando si varca quella soglia si apre un mondo libero, in cui ognuno può essere ciò che desidera e fare ciò che più vuole. “Fai come ti pare, quello che vuoi. Prendi tutto ciò che vuoi. Entra e esci a tuo piacimento”.

Però c’è una cosa che non t’ho detto. Che qui ognuno fa il cazzo che vuole, ma nessuno tocca i miei libri senza chiedermi il permesso. E quando qualcuno, inconsapevole, avvicina una mano alle librerie io lo richiamo: “Che ti serve? Lo prendo io”. Però a te non ho detto nulla. Mi piaceva guardarti prendere i miei libri e sfogliarli.

Sei testimone di quanto io ami giocare. E di come mi “suicidi” sdraiandomi al contrario sul divano con la testa in giù sul pavimento dicendo che non tornerò mai più dritta. Della mia pigrizia e del mio passo deciso.

Sì, mi sei testimone ora. Ed io lo sono per te. Sono testimone di ciò che sei, di ciò che sai e di ciò che ancora non sai e non sei. E ti prometto che custodirò il mio saperti fintanto che lo vorrai. E testimonierò la tua bellezza ogni volta che ne avrai bisogno.

La conosco già la tua domanda. “Perchè io?”.

Perchè tu, durante il sonno, mi hai protetta da tutti i miei incubi e perchè tu non hai paura.

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13 risposte a “

  1. poetella

    ohhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!
    e ancoira OHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!

    e… mettemocene pure ‘n antro, va…

    OHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!

  2. marco

    Ha rischiato grosso il tuo amico! Tutto è sacro, ma in effetti anche i libri sono sacri

  3. Buon giorno tilla ……
    Marcello

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