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Ripensavo ad un evento occorsomi un bel po’ di tempo fa in occasione di una conversazione intrattenuta con un tizio che non ho, poi, più avuto modo di reincontrare.

Ero stata colpita, nell’ascoltarlo, dalla frequenza delle sue valutazioni relative ai più piccoli dettagli, qualificati, a seconda dei casi come “chic” o “non chic” ed altresì  “da sfigato” o meno.

In tutta franchezza io non ho ben chiaro il concetto di “chic”, anche perchè per me le chic c’est freak. Purtuttavia, deve essermi passata per la testa, qualche volta, l’idea di “finezza” (allontanata quanto prima possibile e senza passare dal via per ritirare le 20000 vecchie Lire) ed in qualche modo devo aver acquisito le basi, i rudimenti, della raffinatezza.

M’è spiaciuto, infatti, che non vi fosse l’occasione di un nuovo incontro, perchè nel corso della nostra unica conversazione non mi sono sentita abbastanza in confidenza da poter ovviare a qualche pecca comunicativa e fornirgli prontamente suggerimenti utili alle sue valutazioni.

Ad esempio avrei voluto dirgli che chiedere ripetutamente ad una persona, che non lavora, come concretamente si guadagni da vivere, soprattutto dopo che quella persona ha già risposto che ritiene la domanda eccessivamente privata, fino a giungere al “fatti i cazzi tuoi”, non è propriamente chic. Almeno non mi pare, ecco.

E ancor di più, supporre, esplicitandolo, che i mezzi di sussistenza provengano dalla sua attività di prostituzione, mi sorge il sospetto non sia del tutto conforme alle regole del bon ton.

Ora, fortuna ha voluto che l’interlocutrice in questione fossi io, che, oltre ad essere coatta, sono pure un po’ mignotta e quindi non mi lascio eccessivamente turbare ed anzi tendo a raccontare la rava e la fava.

E poi io amo l’autenticità. Va bene tutto, no?

Però, mi son detta, ad una persona tanto attenta al dettaglio avrei dovuto, forse, rendere chiarezza sulla questione e palesare il dubbio interpretativo in merito allo “chic” e suggerire, solo ed esclusivamente nel suo interesse, di non dare della puttana ad ogni signora testè conosciuta.

Ecco. Mi auguro di non essere stata eccessivamente aggressiva in questo post, perchè non vorrei mai che qualche follower (anche se io preferisco “utente”, che depersonalizza di più. Certo “numero” sarebbe il massimo) si allontanasse o non si sentisse sufficientemente attratto dalla mia curatissima immagine.

Non perchè io voglia alzacce du soldi con il blog. Ci mancherebbe! E’ poco chic.

E, del resto, con la mia fitta attività di meretricio guadagno già talmente tanto che me posso comprà te e tre quarti della palazzina tua.

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8 risposte a “

  1. poetella

    ero sicura che c’avresti buttato giù du’ righe…
    te c’eri troppo ‘ncazzata!
    Ber corpo, tillè…

    Mena!

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