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C’è un uomo che sta tornando a casa all’alba.

Lavora di notte, in nero, ha 65 anni e 3 figli. E’ sulla sua vecchia moto. Come tutti i giorni, lo stesso tragitto, gli stessi orari.

E’ stanco. Stanco di quel lavoro sfiancante, stanco della notte. Ma non avrà liquidazioni e non avrà una pensione. Deve.

Sono fermi al semaforo lui e una macchina. Da un finestrino gli gettano addosso una bottiglia di vetro. Si toglie il casco per guardarli e domanda: “Ma perchè?”. Solo questo. Perchè.

Dalla macchina scendono 4 ragazzi più o meno dell’età del figlio maggiore. Un pugno sulla faccia. Cade dalla moto. E’ in terra. In 4 lo prendono a calci e lo malmenano. Risalgono in macchina e se ne vanno.

Due costole rotte e il volto tumefatto e la dignità schiacciata sotto le suole.

Erano italiani? Sì. Erano fatti? No. Li aveva mai visti? Mai.

Questo è quanto ho dovuto ascoltare al telefono un’ora fa da una delle persone che più amo al mondo.

E piangeva di rabbia di rabbia di rabbia. Diocristo quanto la conosco quella rabbia! La rabbia dell’ingiustizia, dell’impotenza, di chi subisce, di chi non trova un perchè. La rabbia che ti spacca le viscere e fa sanguinare le labbra, che serra i pugni e conficca le unghie nei palmi a ferirsi. La rabbia che distrugge, che vuole vendetta, che non vuole più vedere nulla.

Povero amore mio che senti quello che io sento. Ma mi devo mettere al contrario e dirti il contrario di quello che sento. Perchè hai il sangue che ribolle come il mio. Direttive, regole, ferme e ferree. Devi fare questo e quello. Responsabilità. Non devi fare questo e quello. Devo darti dei “devi” che basteranno solo per poco.

Ripenso a qualche anno fa che eravamo sul divano verde. “Ma davvero tu riusciresti a uccidere qualcuno?” “Se ho un motivo sì” “Non ci credo. E come fai a sapere che il motivo è quello giusto?” “Sai, della giustizia ormai me ne fotto”.

Non è giusto contrastare la violenza con la violenza. In uno stato civile blablablabla.

Sai che c’è? Che a me non me frega un cazzo. Non più.

Ho creduto in tante cose. Non più.

Io sono quella a cui di certe cose non fotte più un cazzo.

Senza un filo di rabbia.

A lui non l’hanno dato un perchè.

Non ne ho più tanto bisogno nemmeno io.

 

 

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14 risposte a “

  1. Agghiacciante !! ho letto a fatica per la “sgradevole” emozione!

  2. poetella

    Tillaaaaaaaaaaaaaaa!
    calma, baby…che non serve a un cazzo.
    (me lo sto dicendo da sola…)

  3. liù ⋅

    Che tristezza Tilly! Io sarei ancor più infuriata di te,per cui capisco benissimo la tua rabbia!
    Un bacio Amica mia♥
    liù
    Ps: Sai che poco fa ho visto il tuo avatar con un’altro nome? Una certa Sofianestesia.

  4. randagia1

    si solo rabbia, le parole non rappresentano …solo rabbia e mal di stomaco
    cara Tilla

  5. Mai na volta mi succeda davanti agli occhi cazzo.
    Che voglia …

  6. che tristezza……….e che ignoranza……..
    non servono altre parole tilla……

    marcello

  7. Kiu Kuras ⋅

    Deriva.
    Ormai è solo deriva.
    Prima o poi si troverà uno scoglio e si andrà a fondo.
    (tanto poi arrivano e ti rimettono in piedi per smantellarti…)

    Intanto tanto odio, ovunque.
    Sono pregno, e spero non mi inneschino mai.

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