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Oscillo oscillo oscillo.

Tristezza? Fastidio? Giramento di palle? Stanchezza?

Ecco, sì, stanotte scegliamo stanchezza. Quasi sull’orlo dello sfinimento.

E dovrei sfoltire, sfrondare. Mettere tutto e tutti in fila e poi con l’indice puntato cominciare: “Tu sì, tu no, tu vai, tu resta…”

Mi prendo tutti i buonanotte del caso, perchè ci tengo ad essere l’ultima della fila. M’è sempre piaciuto. Se gli altri non si voltano, puoi sgattaiolare via e perderti nelle strade laterali.

Come a Padova quando avevo 15 anni. M’ero stufata delle regole. E mi sono persa apposta. Ciao, andate pure, io ho bisogno di guardare le cose per conto mio, nel mio modo, perdendomi. Ho parlato con persone e girato per le stradine, poi ho chiesto a qualcuno: “Dov’è qui una cosa con le cose di Giotto?”. E sono arrivata là dove si doveva andare. Ma l’ho fatto seguendo il mio tragitto.

A 15 anni ero davvero davvero strana. Mi sdraiavo sui marciapiedi e nei corridoi degli alberghi, da sola. Ero curiosa e mi sembrava che quella fosse una prospettiva adeguata.

A 15 anni ho deciso che essere vergini fosse un limite intollerabile ai fini della conoscenza: ho scelto uno a caso per il quale non avevo alcun interesse. Era solo un esperimento.

A 15 anni andavo nei posti dove i tossici si bucavano, perchè dovevo sapere, guardare, capire. Spiando di nascosto. Non era una buona cosa in certi luoghi.

Quando parlavo con qualcuno, solitamente più grande di me, usavo una lingua astratta o anche figurativa. Andavo per immagini e colori. O per associazioni di parole che per me avevano un senso molto preciso. Pensavo che quelli più grandi, finalmente, m’avrebbero capita. Invece mi guardavano inclinati e facevano domande e si intersecavano tra le mie parole con gli occhi più grandi.

A 15 anni si innamoravano di me quelli con la stessa età di quelli che si innamorano adesso di me.

Piuttosto noioso, vero? Piuttosto noioso, sì.

Noioso, soprattutto, che, così come non mi capissero allora, non mi capiscano nemmeno ora. I miei colori sono destinati a rimanere i miei colori.

Domani ci tagliano un altro dito.

Tagliare. Sì, bisogna tagliare.

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7 risposte a “

  1. poetella

    lo dici, lo dici…e non lo fai mai.
    Cazzo.

  2. marco

    Direi che non è noioso..! A quell’età stavo ancora in cameretta a giocare coi lego (come adesso d’altronde).Molto giusto il principio di tagliare nelle cose, forse è la condizione base per partire per davvero, piuttosto che accumulare esperienze. Il rasoio di Ockham mi viene in mente. Ma essere costretti a farlo, è terribilmente diverso. Dunque alla fine restano solamente le scelte tue, quelle di scappare e di perderti.

  3. Kiu Kuras ⋅

    Dappertutto c’è un arcobaleno.
    Solo chi è fortunato da essere lì può vederlo.
    Ma solo chi alza la testa può capirlo.
    E goderne.
    Finché la luce avrà quell’inclinazione.

    Resta colorata, dei colori tuoi.

  4. Michele

    se devi tagliare, meglio una bella fetta di sachertorte

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