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Ed eccola qui.

Buonanotte a voi, cari signori. Che suona come un commiato, perchè non è stata prevista l’opzione per quelli fatti al contrario. Quelli che dovrebbero conformarsi a. Pena l’esclusione dal circolo dei retti (in senso anatomico e non) o l’esaltazione massificata, talvolta anche senza giustificato motivo.

I contrarii contrariati dall’ostinata e futile determinazione umana di voler a tutti i costi infilare in categorie dritte come soldatini ogni versante della realtà o raddrizzare con un disonesto busto ortopedico ogni stortura o deviazione. C’è anche chi nasce gobbo nell’anima senza creare nocumento. Devo ricordarlo che l’asse terrestre è inclinato, che giriamo su noi stessi e persino intorno ad altro?

E invece a quelli fatti al contrario spetta il dovere d’imparare, più rapidamente possibile, come star dritti dinanzi agli occhi di chi guarda per non essere segnalati agli organi di pubblica sicurezza del retto. Oppure devono industriarsi per trovare la chiave giusta che apra velocemente la porta dei successi e trovarsi giustificati nei loro dialoghi al contrario o nelle inversioni delle paure o dei piaceri e dei dolori e di tutti gli eccetera del caso. Morendo possibilmente a 27 anni, che a durare a lungo poi si viene a noia o si destano sospetti.

Quelli fatti al contrario vagano ramenghi nella speranza di un occhietto un po’ storto, un sorriso di lato, una testa inclinata. E’ che spesso alla stortura evidente non corrisponde una adeguata consapevolezza dell’inversione interiore. E’ frustrante, sì. Ma anche piacevole. Perchè tutto è anche il contrario.

E allora bisogna intervenire. Ma al contrario.  Perchè la verità possa staccarsi da quel senso falsamente dritto e riposizionarsi secondo il suo asse naturale. Fino a sentirsi dire: “Sembra di essere all’inferno” con le labbra che sorridono.

Perchè l’amore, che sia in un senso o nell’altro, dritto o al rovescio, obliquo, inclinato, storto, a testa in giù o allineato ai pianeti, libera.

L’amore libera sempre.

“That’s what real love amounts to – letting a person be what he really is. Most people love you for who you pretend to be”.

“To keep their love, you keep pretending – performing. You get to love your pretence. It’s true, we’re locked in an image, an act – and the sad thing is, people get so used to their image, they grow attached to their masks. They love their chains. They forget all about who they really are. And if you try to remind them, they hate you for it, they feel like you’re trying to steal their most precious possession.”

Jim Morrison

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21 risposte a “

  1. Cara Tilla, rifletto assieme a te (prendilo come un commento interrogativo e non affermativo):
    L’amore libera.
    La libertà da quale schiavitù o vincolo?
    Libera noi stessi (prescindendo da chi o cosa si ama)?
    E’ l’atto di amare in sè che percepiamo come libertà?
    Ed infine perchè se l’uomo nasce tendendo all’amore lo vive poi nel tempo come qualcosa da riconquistare?
    Un abbraccio

    • Il problema lo si dovrebbe affrontare a monte: dovendo dare una definizione articolata e soddisfacente del termine “amore”.
      Mi viene meglio con i verbi: “l’amore libera” e soprattutto “l’amore ama”. Ma soddisfa poco.
      Rispondendo alle tue domande, l’amore libera dai vincoli e/o schiavitù in cui spesso noi stessi ci intrappoliamo (sovente per influenze sociali, culturali ecc ecc) ed allo stesso tempo non pone ulteriori e nuovi vincoli imposti dall’altro. E’ un liberarsi reciproco.
      Si, credo che prescinda da chi o cosa si ami e soprattutto da chi o da cosa si è amati. L’atto di amare è, volendo una percezione di libertà, ma è anche un atto di liberazione dell’altro. Anche aiutare l’altro a liberarsi di noi stessi, in talune occasioni, è atto d’amore.
      Ecco la tua ultima domanda non riesco a comprenderla fino in fondo: non ho mai percepito l’amore come qualcosa da conquistare o riconquistare. Posso voler conquistare una persona (e c’entra poco) o voler riconquistare la fiducia o altro. Ma l’amore proprio mi cozza con il concetto di conquista.

      • Grazie per la tua risposta, in effetti la percezione di essere liberi è più reale della consapevolezza di essere liberi.
        Io credo molto nell’amore come atto di liberazione e nell’amare come libertà.
        Nello stesso tempo credo che la “naturalità” del sentimento sia sovrastrutturato negli anni da condizionamenti che alla fine ne fanno una costruzione basata su elementi d’analisi.
        Demolire la costruzione e tornare alla “naturalità” è come passare dalla percezione alla consapevolezza.
        Non dare un perché all’amore è forse l’unica non risposta che avvicina al concetto di “naturalità”.
        Riconquistare è nel senso di riprendere qualcosa che apparteneva e si è perso (ma fa parte del mio concetto di amore come “diritto naturale”).

  2. bakanek0

    Mai far sapere all’altro che si è visto sotto la sua maschera. Anche quando pretende la tua sincerità, male accoglierà parole che non s’attagliano all’idea che ha di se stesso e che vuole imporre a te. E impone una maschera anche a te, la più consona a dimostrargli che tu sei uguale a lui.
    Amo chi mi lascia guardare sotto la maschera e mi permette di togliere la mia.

    • Giù la maschera! Gatta bellissima. Che ti commento a fare? Per dirti che già sai, che hai compreso, che sei me? Ci verremo a noia in questa nostra comprensione totale?
      Senza maschere per l’appunto…
      Ecco perchè l’amore è un reciproco liberarsi: mi mostro a te nuda per legittimarti nella tua nudità e magari ti aiuto anche a spogliarti se hai qualche difficoltà. Perchè se ti amo, ti amo nella tua nudità e se tu mi ami, mi ami nella mia.
      E comunque andar in giro a strappar via maschere è troppo divertente… brutte sorprese spesso, ma sticazzi. Ecco.

  3. Erre

    Bellissima riflessione. Grazie.

    • Scusa eh, ma te pare un commento da fare sul mio blog?
      Qua stamo alla sagra della porchetta, mica alla riunione degli immacolati della santa croce addolorata eh!
      E comunque da quando hai ritirato fuori il “caruccetto” me s’è conficcato come una spina nel cervello: ormai è tutto caruccetto.
      T’avverto: se me chiedono com’è erre io glielo dico eh. “Caruccetto”.
      E comunque le mie sò perle de saggezza. Non me sento abbastanza apprezzata. Regalame na rosa và.

  4. poetella

    tillaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa…
    leveme quell’erre in più…
    “ce lo so pur’io!”
    oppure lasciacela. Che tanto, no? ESTICAZZI?
    DOPO, DOPO…MO…DORMI!

  5. oh sì! oh sì! ho i cuoricini negli occhi per te!

  6. marco

    Quel che hai scritto è talmente bello che ogni commento è superfluo. Niente è mai abbastanza superfluo, lo so. Però se l’ultimo parlava di te, in questo mi ci rivedo tantissimo.

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