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E’ un po’ come giocare a scala quaranta.

Sei capace? Mio padre era un pokerista di quelli spinti, da tutta la notte quasi tutte le notti, fino al matrimonio. Mi ha insegnato tanti giochi. Soprattutto il poker. Dicendomi però di non giocare mai. Come sempre, ho fatto l’opposto.

Però è più come scala quaranta.

Peschi una carta e guardi se ti piace. Se si abbina bene alle altre, se c’è armonia, se il colore o il seme sono giusti. La tieni un attimo tra le dita, ci pensi, la valuti. Se poi non ti piace la scarti.

Poi ne peschi un’altra e così via.

Puoi anche sceglierti una carta scartata da qualcun’altro. Perchè pensi che invece sia una buona carta, una carta bella e intanto pensi al culo che hai avuto perchè quello prima di te non l’ha voluta.

Oppure puoi essere in dubbio, rimanere un po’ in attesa, guardare tra le altre carte e sceglierti in mano quella che da un pezzo non ti convince e sostituirla. Ma non puoi sapere prima se la scelta sia stata quella giusta. Devi provare.

Poi quando le carte stanno bene tutte insieme le cali, le mostri. Sono le tue carte, le hai scelte bene e con soddisfazione per quel piacevole ordine che hai messo insieme, puoi dire: “Chiudo”.

Se fosse come il poker sarebbe brutto. Nel poker puoi vincere bluffando. E senza dover mostrare le tue carte. Il poker va bene solo in certi casi.

Ecco, le persone sono così.

<Avere tante persone è una buona cosa: se ne perdi una hai le altre>

Sì, può essere una chiave di lettura, è vero.

Però io la vedo e la vivo diversamente.

Avere tante persone è una responsabilità. E’ anche una fatica spesso.

Perchè non puoi pescare e scartare a caso. Altrimenti resti con tutte le tue carte in mano e non ci fai un beneamato cazzo.

Devi tenerti le carte tra le mani con la sensazione del bene prezioso, anche se magari le scarterai.

Un po’ come quando mi dici: <Ma chi te lo fa fare? Perchè invece non te ne freghi? Sei troppo buona>.

Ecco, non sono affatto troppo buona. Sto solo valutando le carte, le sto soppesando e intanto le amo. Finchè sono nelle mie mani io le amo. Perchè so che è grazie a loro, grazie alla nostra armonica unione, che io potrò vincere.

E ti assicuro che è una grande soddisfazione mostrare le proprie carte, poggiate con ordine sul tavolo, e poter dire: “Chiudo”.

La stessa soddisfazione che ho nel chiudere questa giornata. Con tutte le mie belle carte sul tavolo.

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21 risposte a “

  1. poetella

    dormi un altro po’…
    poi…
    ricomincia la partita!
    😉

  2. Da bambina mio padre mi portava alle corse dei cavalli, galoppo. Mi faceva scommettere. Io puntavo e la mia scelta cadeva sul cavallo tutto bianco o tutto nero di turno. Avevo sei, sette anni allora, adesso tendo a fare lo stesso tipo di scelte. Inutile dire che sono una incallita giocatrice e quindi una perdente.

  3. Mia Tilla adorata, eh, così non vale, arrivo qui per lasciarle un saluto giocoso pensando di leggere di scorribande notturne, e invece cosa trovo? Un pensiero tanto profondo e dolce che scioglie il mio cuore.
    La bacio, appassionatamente.

  4. Sei un’artista dell’impossibile.. 🙂 Bel giorno, dolcezza.

  5. questa metafora è a dir poco…perfetta!

  6. bakanek0

    Buongiorno, mioammore, se m’insegni la poker face, ti faccio vedere che cos’ho in mano.

  7. marco

    Sì, conosco scala quaranta. E’ uno dei post più belli e dolci che tu abbia mai scritto, perché parla di te e ti descrive proprio alla perfezione secondo me. E’ giusto avere tante carte in mano per fare il proprio gioco e creare il tavolo della propria vita. Però tu non bluffi, appunto. Non giostri nulla, attrai le carte come una calamita

    • E dillo che mi ami.
      Non voglio essere dolce. Non è quello l’intento.
      Sto morendo di freddo ora, mi si è abbassata troppo la pressione.
      Lo sai quanto mi rompo le palle con tutto l’inautentico?

    • Perchè tu dormi sempre quando io sono sveglia e io dormo quando tu sei sveglio? Vabbè che tanto sei al lavoro quando io sono sveglia.
      Stavamo quasi più coordinati con il fuso orario americano. Ti ricordi?
      Ecco mi sono ricordata il giorno in cui ti ho telefonato, ero a Sheridan e avevo fatto la laundry.
      Che nostalgia, mo mi intristisco.

      • marco

        “Lady Hawke”, senza dubbio.
        Però allora potrei trovarmi un lavoro da fare la notte, tipo “Taxi Driver”. Vieni anche tu con me sul taxi, io guido e tu parli, raccogliamo tutti i pazzi della città di volta in volta. Che ne dici?

      • Ma tu guarda che ti sei ricordato…Chi se lo ricordava quel film.
        Penso che se sul taxi porti solo me, guadagni poco.
        Però se con il taxi mi porti in America…

      • marco

        Al limite posso portarti nel ridente entroterra ligure!
        Sarebbe bello sul taxi in America, intendevo, io guido, tu accogli i clienti, e raccattiamo la gente per la strada. Il primo nostro cliente è stato Herbert.
        Ps io sono la reincarnazione di Travis Bickle

      • T’è proprio piaciuto Herbert eh? E pensare che ti stava sul cazzo all’inizio.

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