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Volevate trasformarmi la cena in una “cosa” formale, eh? Piccoli bastardi…

Una di quelle vomitevoli serate con dialoghi sul “tu di cosa ti occupi?” o “e voi da quanto siete sposati?” ecc ecc.

Colcazzo!

Non sia mai che Tilla esce di sera per chiacchierare di rotture di cojoni con il sorriso a culetto di gallina. Non si chiede a Tilla di organizzare una cena che ti può organizzare pure mia madre con due telefonate dall’ospedale subito dopo l’anestesia, tra una morfina e l’altra. No no no.

Quindi, prima di tutto, ti chiamo rinforzi: Ares Testa di Minchia, che in quanto a chiacchiera, egocentrismo ed esibizionismo ha solo bisogno di un’ulteriore raffinata, poi può volare da solo ovunque.

Poi chiariamo subito subito i ruoli. “Che ci consigli di ordinare?”. Mi guardano. “Per la verità io non consiglio. Decido io tutto per tutti”. Sembra che la cosa li entusiasmi e sento che la serata sta prendendo una piega soddisfacente. Ares repentino apre il portatile e io detto come una brava maestrina: da mangiare e da bere per 12 persone. Sono efficiente, efficace, effaffanculo. Mi guardano di nuovo. Ridono. A loro sembra tutto strano. Sapeste quanto sembra strano a me sto pianeta.

Er filosofo demmerda è seduto accanto a me. Per tutta la sera sbraga le palle per farmi vedere filmati sul suo cellulare di cose che non mi interessano manco per il cazzo. Oppure mi parla di quello che lui ha fatto e visto e blablabla. E va bene, va bene. Adesso ci penso io.

“E’ vero che io sono molto più brava di lui, che ho una pronuncia migliore e grammaticalmente sono dio? Non credo ci siano dubbi al riguardo, no?”. Lo domando in modo estremamente serio.

Scoppiano tutti a ridere. Se schiantano. Perchè lui è superbo, si pavoneggia di continuo, si prende sul serio e sta cosa infastidisce tutti.

Mo basta. Apro la strada al politicamente scorretto, la birra fa il suo effetto.

E li trasformo.

Un universo tilliano. Belli rilassati, ridanciani, senza troppi freni. Mangiano fino a morire, sento accenni di turpiloquio, vedo Silvia che alza il dito medio al filosofo e gli fa le pernacchie, l’insegnante italiana se taja e ogni tanto traduce alla cinese che socchiude quegli occhi già socchiusi per natura e ride… Bravi, tesori di zia Tilla.

Er filosofo ce riprova. Mi sente parlare di “triade” con Ares e domanda: “Hai letto La Grande Triade?”. Miiiinchia come scassi! “Ho finito di leggere Guenon quando probabilmente tu eri alle elementari”. Tiè e smettila di rompere. Contestualizzati porcoddue! Non si tirano fuori le cose a cazzo di cane, vanno contestualizzate! Sei provinciale e nozionistico. Te apro in due come na mela. Stabbono và.

Vogliono un dolce da qualche altra parte. Non c’è problema. Li trascino sotto casa mia, che mi fa pure comodo, e li porto sulle panchine in piazza, a mangiare il dolce.

Com’è finita? A cantare le sigle di cartoni animati giapponesi, a ridere di ogni minchiata, a spiegare alla cinese le peggio cose della Lingua romana. Non se ne volevano più andare a casa.

Ecco, così sì. Così mi va bene.

“Dobbiamo assolutamente riorganizzare prima delle vacanze di Natale”.

“Non c’è problema. E’ facile. Dovete solo fare quello che vi dico io”.

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Una risposta a “

  1. Mi piaci così democratica quel tanto che basta. A te.

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