Osservo mie più o meno coetanee brancolare nel palloso grigiore di pene di pene, penosamente confuse con pene d’amore, per un tempo infiniiiiiiito.

Osservo miei più o meno coetanei brancolare nel palloso grigiore di milioni di miliardi di pippe mentali su “cosa penseranno gli altri”, su “come apparirò alla società senza l’adeguata dose di successo”.

Osservo più o meno trentenni brancolare nel palloso grigiore del “non so – boh – mah – non capisco”, appiattiti dai loro stessi occhi spalancati su uno specchio che riflette un’immagine statica, confusa con una presunta staticità della realtà.

Osservo uomini separati o divorziati da anni e anni e anni e anni e anni e anni che ancora se la menano co sto cazzo di matrimonio finito, come se il matrimonio fosse l’unico fine, ultimo e supremo, di un’intera esistenza. Finito quello, finita la vita. E sparati allora, no?

Osservo un gruppo di trenta giovini, d’età compresa tra i 20 e i 25 anni, morti, assenti, inebetiti, pigri e spenti. E intollerabilmente ignoranti.

E questi ultimi sono quelli che più di tutti mi spaventano e deprimono.

Ma fottetevi un po’ tutti quanti.

Voglio morire da viva.

Siamo pronti?

Uno.

Due.

Tre.

Inspira.

Espira.

Siamo pronti?

Cominciamo.

L’infiltrazione in bagno si è estesa alla stanza adiacente, il solaio è completamente pieno d’acq….

Lo so è l’una di notte, ma dovevo dirti che lui mi ha detto e lei gli ha detto e io le ho detto e lui le ha detto e lei mi ha detto…

Ti chiamavo per dirti che è venuta a mancare la nostra amica. Ah e già che ci siamo potresti darmi un parere professionale, in amicizia ovviam…

Passo un attimo a casa tua così prendiamo un caffè e poi ho bisogno assolutamente di parlarti di quella stron…

Ti invio al volo una serie di documenti, non è che potresti dare un’occhiata e poi dirmi cosa ne pens…

PEEEEE! (citofono) Sgrak sgrak Ah ci sei a casa? Salgo su con birra e schifezze, scusa ma devo proprio sfogar…

Gli elettroliti non vanno bene, bisogna capire da cosa dipende la carenza di…

Mi sento strano oggi, ma non so cos’ho, però forse avrei qualcosa che forse non è ciò che penso che probabilmente sarebbe se non fossi così stra…

Ti rendi conto??? E allora lui mi ha detto che lei gli ha detto che io le ho det…

Eh sì, sono cinque anni che non ci sentiamo, ma sai ora io e mia moglie abbiamo deciso di essere una coppia aperta e io non ho mai smesso di pensart…

Ci siamo lasciati, non poteva continuare così, certo ora non ho più un appoggio a Roma, la casa era sua…mi domandavo se per caso una sera di queste io e te potrem…

Capisci??? Capisci??? Dopo che lei mi ha detto e lui ha detto, nessuno ha più detto che…

L’acqua ormai sta gocciando dal soffitto e l’amministratore ha detto che…

Devi assolutamente darmi un consiglio, solo tu puoi, solo con te posso parlare… perchè lui è sposato e io non so se mi prende in giro quando dice che lascerà la mo…

Gli ho mandato quindici mail ma non mi ha mai risposto, secondo te che vuol dir…

Espira.

Inspira.

Tre.

Due.

Uno.

E STICAZZI?

SI SI, PROPRIO STICAZZI.

STI-CAZ-ZI.

Tu – tump – tu – tump – tu – tump – tutump – tutump – tutump – tutumptutump – tutumptutump – tutumptutumptutump…

Lo senti? Lo senti come corre?

Frenetico precipita, si scapicolla, rincorre sè stesso in una fuga senza fine, si sfida in volate e riprese.

Guizza fuori con un balzo. Lo riprendo, schizzato via a mezz’aria, lo stringo in una mano.

Sanguina tra le dita, palpita e scalpita.

<Guardami negli occhi, guardami!>

Trema un po’. Finge, lo so che finge. Lo conosco. Bugiardo, infingardo, bastardo. Straordinario attore!

<Guardami negli occhi e smettila con la tua pantomima.>

Allora si fa serio, si assesta un po’, vuole darmela a bere nuovamente. Eppure è anche interessato a quello che ho da dire.

Forse così non gli ho parlato mai. Forse così non mi ha vista mai.

<Ascoltami bene, pezzo di muscolo, perchè te lo dirò una volta sola e non lo ripeterò nuovamente.>

Rallenta e sussulta a tratti. Ora è davvero attento.

<Da questo momento in poi farai esattamente quello che voglio.  Quello che voglio io. Non quello che decidi tu in piena autonomia o in combutta con qualcuno dei tuoi amici stronzetti lassù nel cervello. Vi siete divertiti abbastanza alle mie spalle durante questi anni.>

Non ne sono certa, ma credo di avergli visto per un attimo un sorrisetto sghembo.

<Da questo momento in poi ti comporterai bene, non mi ingannerai di nuovo, non scalpiterai impazzito di terrore. Perchè ti conosco piuttosto bene oramai e so perfettamente che non hai affatto paura. Ti ho controllato nei momenti peggiori, quando il pericolo era davvero sotto gli occhi, e tu te ne stavi quieto, placido e regolare. Ti ho sentito galoppare inebriato come una menade, schiacciato tra le lenzuola da un corpo caldo, bucato da occhi così vicini da scambiarli con i tuoi.>

<Da adesso si fa a modo mio. Ti dimostrerai degno d’essere mio. Ti dimostrerai alla mia altezza.>

Mi ha guardato di sottecchi. Incupito, seccato.  Vagamente incredulo, piccolo sbruffone.

Poi, finalmente, ha parlato. Per la prima volta mi ha parlato.

<Altrimenti che mi fai, piccola scema? Che pensi di potermi fare?>

Che vocetta stupida, ho pensato. Davvero, ho sempre immaginato toni caldi e profondi. Un mezzosoprano, un contralto. Invece mi ritrovo con un falsetto stridulo stretto in mano.

<Altrimenti ti venderò al migliore offerente. E tu sai cosa fanno gli umani al proprio cuore, vero?>

Ha avuto un fremito, una scossa tumultuosa e rapida.

<Presto, rimettimi nel petto! Certe cose non si dicono nemmeno per ischerzo…>

Ho sorriso di sguincio e mi sono ingoiata il cuore.

Tu — tump — tu — tump — tu — tump — tu — tump — tu — tump.

Dodici. Solo dodici.

Giorni andati via.

Soffoco a tratti. Poi riprendo aria. Dalle mie vene, dal cielo e dalla pioggia, dai sorrisi, dal freddo del mattino, dal buio della notte, dalla bellezza delle immagini, dal sole e dalla nebbia dei ricordi, dall’odore del mare. E torno a respirare.

So sopravvivere come un fiore del deserto, con gli accenni umidi trasportati dal vento.

So calcolare la distanza tra una parola e l’altra nei pensieri dell’universo, contandomi istante dopo istante.

Annuso la paura nelle narici altrui, la menzogna tra le sopracciglia, il dolore sul profilo delle labbra. Tutto.

Anche il battito d’ali di quella cazzo di farfalla nell’altro emisfero. Controllo, calcolo, controllo, ricalcolo, definisco, controllo, sistemo, catalogo, ricalcolo ancora.

Un giorno sei arrivato tu e ridendo me lo hai detto.

<Guarda che non mi fai paura.>

Tu che non consideri le conseguenze. Che non calcoli e non controlli. Vuoi, decidi e fai. Che non temi ciò che gli altri temono e poi ti perdi in un cielo così lontano che per raggiungerti devo costringermi a seguire un filo privo di senso.

Tu che non hai voluto sapere come fossi, perchè come sono già lo sapevi.

<Voglio vederti per la prima volta quando sarai davanti a me.>

Tu che sei passione, pura, primordiale, intatta, mai deviata, mai controllata, mai schiacciata, mai educata.

E io posso riposare, chiudere gli occhi, dismettere il controllo, i calcoli, le probabilità, le statistiche.

Ti seguo, ridendo, piangendo, stupendomi. Ti seguo con la libertà che avremmo potuto avere migliaia di anni fa.

Portami con te tra le tue foreste, sui tuoi scogli, sulle sponde dei tuoi laghi, tra l’odore di muschio e la salsedine. Senza parole, solo con sguardi e respiri.

Portami con te.

Tesserò attorno al tuo pianeta una rete.

Nessuno ti cambierà.

Nemmeno io.

Posto che l’obiettivo principale del mio sondaggio è stato ampiamente raggiunto e cioè ottenere un’uscita serale con Gintoki, pubblico i risultati del sondaggio, di cui non fotterà un cazzo a nessuno, ma che, comunque, io considero interessanti (sennò che lo proponevo a fare un sondaggio? Sì, certo soprattutto per i miei fini subdoli, ma anche per altro).

Su un capione di 20 blogger, anzi 20 utenti (che spersonalizza e disumanizza di più) a prescindere dalle finalità iniziali relative alla scrittura in un blog, molto varie, personali e interessanti (anzi, molto interessanti per me), le risposte sono state di tal fatta:

2) Il motivo iniziale è cambiato durante il tempo? Si è configurata una nuova finalità?

NO: 14     SI: 2      SNI (come ulteriore finalità o maggiore specificazione della precedente): 4

3) Prima di scrivere vi ponete mai il dubbio che ciò che volete scrivere o state per scrivere possa non essere gradito o non suscitare interesse nei vostri lettori abituali e non?

NO: 11     SI: 3       TALVOLTA o PIU’ O MENO: 6

4) Nel caso in cui la risposta alla domanda precedente sia “sì”, avete mai evitato di pubblicare qualcosa in virtù di quella risposta affermativa?

NO: 7      SI: 4

5) Scrivere in un blog vi fa pensare/sentire di appartenere ad una comunità?

NO: 10      SI: 5      NON SA o PIU’ O MENO: 5

6) Se la risposta alla domanda precedente è affermativa, il senso di appartenenza vi procura piacere o fastidio?

PIACERE: 5       NON SA o ENTRAMBI: 4   FASTIDIO: 1    NESSUNO DEI DUE O NULLA: 2

7) Utilizzate il blog per conoscere altre persone? Come finalità rilevante o secondaria?

NO: 7      E’ STATO UN EFFETTO SECONDARIO: 10      SI dipende dai momenti: 1     NON SA: 1

8) Utilizzate il blog per conoscere le opinioni di altre persone? Come finalità rilevante o secondaria?

NO: 3       SI con RILEVANZA: 12       SI ma come FINALITA’ SECONDARIA: 5

9) Scrivere sul blog vi procura mai ansia?

NO: 18          UN PO’ o TALVOLTA: 2

10) Per quale cazzo di motivo non usate mai il “giustificato” nell’impaginazione procurando sofferenza nei lettori con disturbo ossessivo compulsivo?

SOLO 4 UTENTI LO USANO REGOLARMENTE (grazie!), tra cui Gintoki che, alla bisogna, raddrizza anche i quadri in casa altrui. Avendo le pareti nude, mi farò appendere, all’uopo, un quadro. Molto molto storto.

In conclusione, pertanto, ne deriva che: la maggior parte degli utenti non si cura del fatto che i propri scritti possano essere graditi o suscitare interesse e comunque ritiene l’opinione altrui importante o molto importante.

La maggior parte degli utenti non sente di appartenere ad una comunità. Coloro che si percepiscono all’interno di una comunità provano al riguardo una sensazione piacevole. Alcuni non sanno, altri vorrebbero, altri sticazzi.

La maggior parte degli utenti non usa il blog per conoscere altre persone, ma è spesso accaduto quale effetto secondario o collaterale (come la disidratazione dopo la diarrea, per intenderci) e in tali casi ne ha provato tendenzialmente piacere.

Grazie a tutti, è stato un piacere. Più o meno, talvolta, tendenzialmente.

Sondaggio-curiosità o quello che vi pare.

1) Qual è il motivo che vi ha spinto a scrivere in un blog? Quale la finalità iniziale, l’impulso primario?

2) Il motivo iniziale è cambiato durante il tempo? Si è configurata una nuova finalità?

3) Prima di scrivere vi ponete mai il dubbio che ciò che volete scrivere o state per scrivere possa non essere gradito o non suscitare interesse nei vostri lettori abituali e non?

4) Nel caso in cui la risposta alla domanda precedente sia “sì”, avete mai evitato di pubblicare qualcosa in virtù di quella risposta affermativa?

5) Scrivere in un blog vi fa pensare/sentire di appartenere ad una comunità?

6) Se la risposta alla domanda precedente è affermativa, il senso di appartenenza vi procura piacere o fastidio?

7) Utilizzate il blog per conoscere altre persone? Come finalità rilevante o secondaria?

8) Utilizzate il blog per conoscere le opinioni di altre persone? Come finalità rilevante o secondaria?

9) Scrivere sul blog vi procura mai ansia?

10) Per quale cazzo di motivo non usate mai il “giustificato” nell’impaginazione procurando sofferenza nei lettori con disturbo ossessivo compulsivo?

Grazie per le cortesi e quanto più possibile intellettualmente oneste risposte.

lucky me lucky you

Schizzo colori sulla tela di questo universo soggettivo, schiacciando l’obiettivo. Stretto, di taglio, oblungo. Ho la messa a fuoco regolata con parametri non a norma di legge e il nervo oculare teso tra due condomini litigiosi.

Mentre tu giochi all’altalena, io calcolo la distanza tra la crepa in alto a sinistra sulla facciata del palazzo di fronte e l’inserto a cazzo di cane della rivista da brava donna poggiata sull’edicola all’angolo della strada.

Mentre tu spremi il tempo intagliandomi su un fianco i discorsi della capo area, io mi inserisco tutti i nuovi codec di lettura della realtà modificata tra un secondo e l’altro.

Sarebbe una simpatica premura inchiodarti un velo sulle tempie e giocare a mosca cieca con le stronzate, ma ho il martello tra le chiappe come un indimenticabile post it sull’urgenza di essere.

Infilati nei miei bulbi e guarda quanto tutto questo, tutto ciò che vedi nell’inquadratura, mi abbia sfranto la minchia.

I sorrisi sdruccioli accompagnano tonici i miei conati; il trito emotivo fa polpette delle mie palle; gli evergreen etici mi essiccano le gonadi; la necessaria ed entusiastica appartenenza non è mai dotata del cesso adeguato.

Ho le palle che mi sbattono a 180 bpm, bestemmio a 24 bit e 96 Khz e guardo la merda in 6 K.

Perdonami amore mio se stasera mi hai proprio rotto il cazzo.

Ho solo sbagliato la soggettiva.