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lucky me lucky you

Schizzo colori sulla tela di questo universo soggettivo, schiacciando l’obiettivo. Stretto, di taglio, oblungo. Ho la messa a fuoco regolata con parametri non a norma di legge e il nervo oculare teso tra due condomini litigiosi.

Mentre tu giochi all’altalena, io calcolo la distanza tra la crepa in alto a sinistra sulla facciata del palazzo di fronte e l’inserto a cazzo di cane della rivista da brava donna poggiata sull’edicola all’angolo della strada.

Mentre tu spremi il tempo intagliandomi su un fianco i discorsi della capo area, io mi inserisco tutti i nuovi codec di lettura della realtà modificata tra un secondo e l’altro.

Sarebbe una simpatica premura inchiodarti un velo sulle tempie e giocare a mosca cieca con le stronzate, ma ho il martello tra le chiappe come un indimenticabile post it sull’urgenza di essere.

Infilati nei miei bulbi e guarda quanto tutto questo, tutto ciò che vedi nell’inquadratura, mi abbia sfranto la minchia.

I sorrisi sdruccioli accompagnano tonici i miei conati; il trito emotivo fa polpette delle mie palle; gli evergreen etici mi essiccano le gonadi; la necessaria ed entusiastica appartenenza non è mai dotata del cesso adeguato.

Ho le palle che mi sbattono a 180 bpm, bestemmio a 24 bit e 96 Khz e guardo la merda in 6 K.

Perdonami amore mio se stasera mi hai proprio rotto il cazzo.

Ho solo sbagliato la soggettiva.

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