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Tu – tump – tu – tump – tu – tump – tutump – tutump – tutump – tutumptutump – tutumptutump – tutumptutumptutump…

Lo senti? Lo senti come corre?

Frenetico precipita, si scapicolla, rincorre sè stesso in una fuga senza fine, si sfida in volate e riprese.

Guizza fuori con un balzo. Lo riprendo, schizzato via a mezz’aria, lo stringo in una mano.

Sanguina tra le dita, palpita e scalpita.

<Guardami negli occhi, guardami!>

Trema un po’. Finge, lo so che finge. Lo conosco. Bugiardo, infingardo, bastardo. Straordinario attore!

<Guardami negli occhi e smettila con la tua pantomima.>

Allora si fa serio, si assesta un po’, vuole darmela a bere nuovamente. Eppure è anche interessato a quello che ho da dire.

Forse così non gli ho parlato mai. Forse così non mi ha vista mai.

<Ascoltami bene, pezzo di muscolo, perchè te lo dirò una volta sola e non lo ripeterò nuovamente.>

Rallenta e sussulta a tratti. Ora è davvero attento.

<Da questo momento in poi farai esattamente quello che voglio.  Quello che voglio io. Non quello che decidi tu in piena autonomia o in combutta con qualcuno dei tuoi amici stronzetti lassù nel cervello. Vi siete divertiti abbastanza alle mie spalle durante questi anni.>

Non ne sono certa, ma credo di avergli visto per un attimo un sorrisetto sghembo.

<Da questo momento in poi ti comporterai bene, non mi ingannerai di nuovo, non scalpiterai impazzito di terrore. Perchè ti conosco piuttosto bene oramai e so perfettamente che non hai affatto paura. Ti ho controllato nei momenti peggiori, quando il pericolo era davvero sotto gli occhi, e tu te ne stavi quieto, placido e regolare. Ti ho sentito galoppare inebriato come una menade, schiacciato tra le lenzuola da un corpo caldo, bucato da occhi così vicini da scambiarli con i tuoi.>

<Da adesso si fa a modo mio. Ti dimostrerai degno d’essere mio. Ti dimostrerai alla mia altezza.>

Mi ha guardato di sottecchi. Incupito, seccato.  Vagamente incredulo, piccolo sbruffone.

Poi, finalmente, ha parlato. Per la prima volta mi ha parlato.

<Altrimenti che mi fai, piccola scema? Che pensi di potermi fare?>

Che vocetta stupida, ho pensato. Davvero, ho sempre immaginato toni caldi e profondi. Un mezzosoprano, un contralto. Invece mi ritrovo con un falsetto stridulo stretto in mano.

<Altrimenti ti venderò al migliore offerente. E tu sai cosa fanno gli umani al proprio cuore, vero?>

Ha avuto un fremito, una scossa tumultuosa e rapida.

<Presto, rimettimi nel petto! Certe cose non si dicono nemmeno per ischerzo…>

Ho sorriso di sguincio e mi sono ingoiata il cuore.

Tu — tump — tu — tump — tu — tump — tu — tump — tu — tump.

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41 risposte a “

  1. Alle volte credo che sarebbe decisamente meglio essere portatori “insani” di un buco nero. Ma che ci si può fare se quel buco bisogna riempirlo con un muscolo?!
    Un cuore d’adamantio, così saremmo come Wolverine, ci potremmo auto rigenerare. Un cuore anti urto e forse un cuore anche un pò inutile, ma alle volte sempre meglio di un cuore coglione (almeno il mio).
    Bacetti sul cuore.

  2. firesidechats21 ⋅

    “ischerzo” tocco di classe.

  3. non parlarmi di cuore in ‘sto periodo…

  4. poetella

    a Tillè…meno male che ce stai te, che stamattina me so’ arzata alle cinqueettrenta, ar solito, me so preparata la colazione e ho acceso er pc…
    Leggemose ‘n po’ de post de ieri…
    e leggevo e cancellavo…leggevo e cancellavo…certe schifezze!
    Certe poesiuncole da fase veni er coccolone…
    certi raccontini che manco ‘n terzamedia…
    che poi uno pensa ma se questi me seguono vor dì che io scrivo come loro?
    madonnaaaaaaaaaaaaaaaa!
    ma allora è mejo se nun scrivo più…
    Poi, invece, penso Ma no…me seguono per fasse segui’…ah beh…m’ero spaventata…

    Poi, per conclude ‘n bellezza (me l’ero lasciato all’urtimo) te vengo a legge a te.
    E m’ariconsolo…

    ‘giorno, bella de casa!

    e nun …ischerzo!

    • poetella

      ecco.
      ‘o sapevo che me scappava er refuso…
      non “Certe poesiuncole da fase veni ”
      ma “Certe poesiuncole da fasse veni’… ”

      Che me ce la metti la “s” che ce manca? e pure l’apostrofo? No?…
      e vabbeh…se capisce lo stesso, vero?

    • Uella! Ti leggo seccata anzichennò!
      La morale è sempre quella: una sola è Poetella.
      E mica tutti possono scrivere come te!

      Io, per esempio, non scriverei poesie manco sotto tortura. Cioè qualcosa l’ho scritta altrove, ma roba da piagne.

      Anzi anzi che qua siamo nel regno dei blog. Ma tu pensa a quanta monnezza pubblicano e si vende! Vende una cifra!

  5. diamanta

    a metà tra un racconto d’amore e uno d’horror 😉

    bello

  6. L’effetto è un senza parole oserei quasi picassiano.. Buon giorno Tilla 🙂

  7. Brava Tilla, bello scritto.
    Cazzo, bello davvero.

    • VetrA Glass! Grazie.
      Mi infastidisco quando gli organi del mio corpo non seguono le mie direttive e fanno un po’ come cazzo gli pare a loro (cosa che capita spesso, purtroppo).
      Come stai? Come va?

      • E ci credo Tilla!
        Son cose che urtano.
        Oh TillaTilla
        Qui la vita scorre lieve come sempre, è il solito poderoso fiume di merda! Ma via, tra blogger ci si consola scrivendo.
        P.S. Menomale che son passata di qui, perché non mi è arrivata la notifica del tuo commento in quanto non hai risposto a me ma hai commentato il tuo stesso post.
        Visto come son professionale quando voglio!

  8. Io l’ho ucciso ieri. Ma era il cervello.

  9. Bia

    Eh, a poterlo controllare davvero… altrimenti, si cerca di zittirlo con qualche pillolina! 😉

  10. Brava Tilla! Cosa pensava il cuore? Che l’amore fosse liberale? Democratico? Parlamento ventricolare? Diglielo un pò che al massimo nel regno dell’amore ci può essere una monarchia illuminata!!!
    Ps fortuna che alla fine il cuore è un rivoluzionario 😉
    Bacio!

    • Mita! Qua ognuno pensa di fare come gli pare: tutti si fan gli affari propri e a me non ci pensa nessuno!
      Adesso li metto tutti in riga. Cuore, cervello, fegato, stomaco…poi li cambio di posto, come a scuola quando gli alunni fanno troppo casino.
      In fondo c’è tanta gente che vive già con le gonadi in testa.
      Bacissimo!

  11. TADS

    per un attimo ho pensato fossi impegnata a educare un cucciolo di cane

    TADS

  12. marco

    Ciò che fa più paura ha sempre una vocina fragile, alla fine noi siamo più grandi di lui. Solo che te ne accorgi sempre dopo; quando stai male non c’è ragione, pure io sento voci dentro me del tutto insignificanti – e non sono solo quelle degli altri, spesso sono le mie- assumere un eco ridondante nel cervello, ma sono totalmente vuote eppure me ne lascio imprigionare. Eppure è una magnifica sorpresa, dopo, vedere tutto piccolo e riderci sopra; se questo dopo fosse sempre ora, sarebbe ancora più bello.

  13. giacani

    Il cuore ha le sue regioni che le regioni (specie quelle leghistedemmerda) mica capiscono tanto bene. Ah, non era così? Mi sembrava…

  14. cavallogolooso ⋅

    per fortuna mi succede sempre meno… ma non ha smesso 😦

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