Il martedì è trascorso quasi indenne.

Ciò non toglie che comunque mi girino le palle, anche solo per abitudine, quasi per una sorta di affezione, una coccola verso se stessi.

Ero qui a imbrattarmi le membra con una cosa seria che devo scrivere. Seria e devo… lo senti come suonano male sotto le mie dita?

E allora – mi son detta – perchè, invece, non scrivi un bel post sul tuo vomitatoio preferito? Perchè non rimandare a domani ciò che avresti dovuto fare una settimana fa?

Et voilà!

Comincerei direttamente con la troia di stamattina.

Sì, perchè, quando son giunta là dove dovevo giungere, con gli occhi gonfi da rospo e lacrimosi di sinusite e allergia e sa il cazzo cosa, rantolando con il fondo della gola – sì sì, proprio così – mentre mi sentivo la faccia esplodere di cose pulsanti, sta troia mi ha guardato con la faccia a metà tra lo schifato e il sospettoso (ma direi più schifato) e mi ha detto: “Ma com’è che te stai sempre male?”, mantenendo il labbrino schifatello e il nasino corrugatino.

E io l’ho guardata tra le mie fessure lacrimanti e ho pensato, dio sì se l’ho pensato, ora glielo dico: “Lo sai che io sono capace di spaccarti il setto nasale con una testata senza farmi venire nemmeno un lividino? Mi sei proprio giusta di altezza”. E invece no. Ho risposto solo: “Non saprei…”.

E non mi fa bene. Non mi fa bene non dire quello che penso quando invece una larga percentuale di persone ritiene di essere comunque civile nell’esprimere una serie di pensieri che farebbe meglio a tenere per sé. Te li ho chiesti? Ho chiesto la tua opinione? Non mi pare. E allora vaffanculo, no?

Che poi, sempre la stessa, ogni cazzo di settimana mi chiede: “Ce l’hai un fazzoletto?” e io, che non sto lì a lesinare su un fazzoletto, ogni volta le passo il pacchettino, lei lo prende, me lo rimolla in mano e… no, dico, un grazie? Per favore? Un sorriso? Niente. E’ arrivata la Principessa de Stocazzo.

E poi mentre facevo il tragitto per l’ospedale, sia all’andata che al ritorno, mi sono venuti un sacco di pensieri, perchè è un tragitto molto stimolante in questo senso.

Tipo: tu che te riproponi sempre come i peperoni non spellati, ma perchè non te ne vai un filo a vaffanculo?

E poi mi domandavo, riflettendoci e ponderando ogni aspetto, con la sana curiosità del saggio che ricerca la conoscenza: “Tilla, ma, secondo te, questi ci sono o ci fanno? E, in caso, cosa ti farebbe più schifo? Che ci fossero o che ci facessero?”.

Ho convenuto con me stessa che il congiuntivo fosse davvero cacofonico nella terza domanda, ma sticazzi.

E, pensa che ti ripensa, sono arrivata alla risposta secondo me più congeniale: questi ci sono, ma sono convinti, con autocompiacimento, di farci. Si sgomitano da soli ammiccandosi e pensando: “Anvedi quanto sò bravo che ci faccio”. E invece no, testina, ci sei.

Ecco, domande a raffica, una dietro l’altra…

E anche questa: tu, tu che mi stai leggendo, proprio ora, e che, facendo una rapida stima, al 50% è probabile tu mi stia sul cazzo, sì tu, dimmi un po’, ci fai o ci sei?

 

 

T’attraverso schiacciandomi i passi sul riflesso bagnato del selciato che mi  sono lastricata.

Risuona l’overture scalpitante delle mie maschere facete, scandendomi il tempo esatto.

Distratta biscroma in  fff che declina su cadenze e sgambetti di un metronomo guercio e scorretto.

Eppure è sull’andante di una visione collaterale, ai margini, fuor di pentagramma, che lo sfz va annaspando ancora, sotto la spinta bemolle di uno sguardo ben assestato.

Protendo un sol che, crescendo con immensa legatura di valore, sorga su questa acciaccatura e aggiunga mordente alla nuova fioritura dei miei battiti.

Ho glissati lunghissimi e scivolosi, passeggiati nel minuetto dei sorrisi e dei perchè muti, ma è sotto l’ombra di un mughetto tremolo che si occulta il profumo di una verità precipitata in chiusura.

Dammi una chiave.

Ma che sia quella giusta.

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Dead girl there will never be another one that dreams like you

Dead girl there will never be another one that screams like you

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It’s just the echo of the blood in your head

Lenta si morde l’aria,  ferma alla mescita del buio sfuso. Un tot a sospiro.

 

Aspetto i no sull’uscio del mattino per scolarli d’un fiato a notte fonda.

 

E poi rompere il bicchiere.

E perchè nessuno invece pubblica un post adesso?

Eh?

Perchè?

Alle 3.48 della notte tra il venerdì e il sabato, guardacaso, non si vede mai nessuno…

Lo vedi che ciò ragione?

E’ una congiura!

Sta in campana Tilla…

Guardati le spalle…

Parati il culo…

Ma perchè ciavete sta mania di scrivere tutti questi post di martedì e giovedì?

Perchè?

Che vi costa – dico io – tenerveli per il mercoledì e il venerdì?

Secondo me lo fate apposta. E’ una congiura, appositamente ordita contro di me.

Martedì e giovedì.

Giovedì e martedì.

Non avete alcun riguardo.

Me ne vado indignata.

Sbattendo la porta.

 

 

E mentre la coltre vitale che le anime vacue chiamano buio ti abbassa le ciglia, io mi ingrandisco le pupille.

Se pensi che ora sia immenso, sorrido in quel modo strano.

Per me, questo, è solo il riverbero lontano di ciò che sarà.

Nei tuoi sogni apri gli occhi e guardami.

Sì, lo sapevo che prima o poi l’avrei trovato.

Il ricercato soddisfacente.

Qui, sul mio blog.

Testé m’è piombato dinanzi agli occhi, con la lentezza seducente di un battito di ciglia e uno sguardo in tralice.

Palesati, anima sopraffina, mostrati nella tua reale natura.

Dopo tanti “nude in casa“, “mi piace essere toccata da sconosciuti“, “leccaculismo“, “giggi er troione“, “mi piace essere nuda in pubblico”, “appesa nuda“,

per arrivare at the magnificent seven:

ingenuotta phica“,

donne filippine che fottono

mi e partito l’ombellico

pornolesboche

mi voglio ricoverare in clinica ma non so come dirlo ai miei

cosa succede se bruci la salvia? si insonorizza la stanza?

u negro che rompe il culo a unghei“,

tu, che al fin sei giunto cercando sulla motorella di ricerca: “vi offriro’ la torta con il cianuro“, sappilo, sei arrivato alla tua meta, alla destinazione finale.

Dalla mazzafionda, all’arma di distruzione di massa, Tilla ha tutto.

INIZIO JINGLE PUBBLICITARIO

TILLA

(sguardo in macchina, sorriso entusiasta)

Si offrono prezzi modici, anonimato, ottimo servizio e SOLO PER QUESTO MESE è in offerta al 50% il videocorso “Senza rimorso, ovverosia l’arte di sbattersene il cazzo”.

(continua)

TAGLIO SU

Un video senza audio mostra una donna che spara in fronte a un uomo e poi fa spallucce ridendo.

TILLA

(sguardo in macchina, mostrando i due libri)

In alternativa, sono in vendita il pratico manuale: “E’ arrivato stocazzo… ma chittesencula!” e  l’ormai noto bestseller: “E sticazzi?”.

(puntando l’indice in avanti, facendo l’occhiolino)

Anche tu! Indignato pacifista, prendi la cornetta! Prima o poi l’inculata ti aspetta!

FINE JINGLE PUBBLICITARIO

                                                                                                                                                                                                          DISSOLVENZA SU NERO

TILLA

(V.O. in dissolvenza)

Ma se l’andassero a pjà tutti in – –