Comunque

Piovi? Non piovi? Che hai deciso di fare?

Te ne stai lì, nero, livido. Ogni tanto un vento improvviso e forte che fa volare tutto. Poi diventi immobile, una bonaccia pigra o distante. Poi un’afa che mi soffoca lentamente. E poi di nuovo vento.

E allora che fai?

No, non perchè ti vorrei in un modo piuttosto che in un altro. Mi piaci comunque.

Così, per sapere, per capire, per vedere. Come sei, cosa desideri.

O anche no.

Mi piaci anche quando mi sorprendi, quando ti decidi in un attimo. Quando mi bruci di risate abbaglianti, quando mi arrivi addosso con la furia della tua vastità, quando ti sveli a tratti, tra il candore soffice e la patina di grigiore, quando mi fai arrossire, vermiglio, arancio, rosso d’incendio, quando ti muovi veloce e con lo sguardo ti seguo tra l’azzurro e il blu, quando con il tuo mantello nero mi fai compagnia nel silenzio.

Quando sei così lontano, così distante, che nemmeno se avessi le ali ti potrei raggiungere.

Sempre, mi piaci sempre. Così come sei.

Anche solo a osservarti da quaggiù.

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E dai fammelo un bel temporale.

Che ti sento fremere nelle viscere. Ti sento che trattieni a stento le urla tonanti.

Ti vedo che sei nero, nonostante le perle lanciate verso il basso. Lo vedo che sei livido. Come i segni sulle mie braccia.

E dai soffiami quel vento forte che ho sempre paura che sbatta tutto e corro a chiudere porte e finestre.

Ti prometto che stavolta, se mi investi come un uragano, stavolta lascio tutto aperto.

Perchè voglio che tutto si rompa. Entrami in casa e frantumami ogni trasparenza.

Almeno tu fammi sentire che non posso fermare niente.

Almeno tu fammi sentire tutta la mia fragile debolezza.