Tον φιλον δενδρον αργυλ!

Onestamente trovo un po’ demodé la tendenza a mostrare solo il meglio di sé per riservare a un momento successivo tutto il brutto.

E’ un po’ un visto e rivisto, un riciclo di stagioni passate.

Per carità, comprendo anche l’importanza e l’efficacia di alcuni trailer che palesano velocemente la summa delle migliori scene, quandanche il resto del lungometraggio sia una cagata pazzesca.

E’ che mi sembra un outfit anche poco funzionale. Un po’ come pittarsi il viso prima di uscir di casa, lasciando però le chiappe sporche.

E’ anche vero che, mi si dirà, il viso lo vedono tutti, mentre il culo no.

Ma a maggior ragione, mi domando, sarà mica più importante che chi arriva a un palmo dal culo lo trovi pulito, piuttosto di uno sguardo sul viso di tanti passanti?

Annunci

Lo devo scrivere, lo devo scrivere, che non mi tengo e non mi contengo ed esondo.

E così ritardo ancora un po’ il dover prendere quella valigia da aprire e riempire.

Che io qui dalla portineria vedo tutto sento tutto. E di solito mi faccio i cazzi miei.

Di solito.

Utente sul blog di altro utente: “Ci terrei tantissimo che tu venissi a visitare il mio blog e a partecipare. Ci terrei tantissimo perchè sei TU, proprio TU, che mi piace molto come scrivi”.

E gli parla al femminile, convinto che sia una donna, quando invece è SPICCATAMENTE maschile.

E non ci vuole un genio a capirlo.

Perchè lo spiccatamente maschile non scrive post di 1.500 parole. Spesso sono due o tre righe, evidentemente scritte da un uomo.

E allora, cazzo, utentone alla ricerca di polli, ma prenditela la briga di leggerle due righe per sapere con chi stai parlando, no?

Va bene lavorare sui numeri come hai sempre fatto, ma porca puttana, un filo di attenzione almeno. Ci vuole proprio poco.

Il limite della vergogna, ogni tanto, anche solo di sfuggita, lo percepisci?

Qua dentro c’è gente carina.

E sì, la cosa mi stupisce. Perchè solo il “buono” riesce a stupirmi ancora. Il resto no.  Mi indigna, mi fa incazzare, mi fa ribrezzo. Ma stupirmi no.

Invece la gente carina mi stupisce.

Poi c’è tutto il resto. Chi mi sta sulle palle, chi mi fa venire il latte alle ginocchia, chi guardo con diffidenza, chi mi fa ridere, chi mi somiglia, chi mi fa tenerezza.

Proprio come il mondo là fuori. No?

Solo che qui è tutto molto più veloce.

E c’è anche lo stronzo pericoloso. Come in ogni realtà.

No no, non pericoloso per me. Per me non esiste praticamente nulla di pericoloso. L’unico pericolo per me è la quotidianità.

Potrei pensare che lo stronzo pericoloso, in fondo, è ovunque.

Solo che qui lo so. E mi girano le palle. Anche se Signore me lo dice sempre, che non posso sempre salvare tutti. Però le palle mi girano uguale.

E’ un po’ come quando il Berluscone si è candidato e ricandidato e ri ri. E io ogni volta dicevo: “Aò ma che davvero ci credete? Ma come cazzo fate a credere che esista il cavaliere senza macchia e senza paura? Che è sempre bravo e buono ed è solo vittima delle circostanze? Che la colpa è sempre degli altri?”.

Come si fa a credere al simpaticone che ti dà la sgomitatina con la battutina e ti dice sempre che lui fa il bene di tutti e vuole bene a tutti e che gli altri sono brutti e cattivi, mentre lui è un puro, unto dal Signore?

Vi riempie di balle come tacchini il giorno del Ringraziamento, sulla sua vita, sulle sue intenzioni, su tutto cazzo!

Eppure la gente ci crede. Ci crede. Perchè lui alla gente dà esattamente ciò che vuole. Dice ciò che gli altri vogliono ascoltare. Che importanza ha che sia falso?

Io quasi quasi manco me la prendo con lui. Ma con tutti i cojoni che je danno retta.

Che poi secondo me il -cone si è talmente tanto ripetuto la cazzata d’essere buono e bravo e senza macchia e senza colpe, che ci crede pure lui.

Io scommetto che se andassi da lui e gli dicessi: “Senti, ma la sai na cosa? Io lo so che sei nammerda, ma a me è proprio il tuo lato merda che mi interessa. Quella tua sessualità compulsiva e seriamente patologica, quel ripetere patologicamente sempre il medesimo schema con tutte le donne, quel piacere nel dare sofferenza morale e fisica, a me sembrano proprio fichi. Che ti dispiace se li guardo un po’ meglio?”, ecco, io scommetto che se glielo dicessi si offenderebbe a morte e rivendicherebbe il suo essere una bellissima persona. Perchè ce crede. Ormai ce crede. E rimane un cojone e basta.

Cojone e pericoloso.

Potrei dire semplicemente sticazzi. Anzi, sarebbe più appropriato Masticazzi.

E invece me girano le palle.

Basta. Domani scrivo solo di persone carine. Anzi del più carino. Ecco.

Il leccaculismo come abituale modalità relazionale

C’è.

E’ diffusissimo il “leccaculismo come abituale modalità relazionale” tra persone.

E funziona più o meno in questo modo: io lecco il culo a te perchè tu così  lo leccherai a me e ricominceremo daccapo, fintanto che a me servirà la tua leccata di culo e a te servirà la mia o finchè avremo una qualsiasi relazione.

Non importa quale sia l’ambito, a cosa ci si riferisca esattamente, va bene un pò tutto. Non nutre nemmeno così tanto l’ego, perchè, poi, diventa talmente abituale da scadere nell’ovvietà, nell’abitudinario. Ma va fatto.

La maggior parte delle persone praticanti il “leccaculismo come abituale modalità relazionale” ammanta quasi sempre il suddetto della più nobile veste della gentilezza, tanto da definire coloro che non sono avvezzi alla pratica  “persone non gentili”.   Ma per certi olfatti  è facile riconoscere le differenze, perchè la gentilezza è, spesso, silente. E’, anzi, proprio nel silenzio. Il leccaculismo invece non tace mai e, soprattutto, è sempre dovuto.

Gli uomini tendono ad esserne vagamente più vittime: possono anche crederci. Le donne, invece, sono maggiormente più consapevoli del minuetto allo specchio che si sta ballando.

Il “leccaculismo come abituale modalità relazionale” non è socialmente trasversale.

Si assesta maggiormente tra certe fasce, in certi ambiti. E’ costante a certi livelli, con le dovute, rare, eccezioni.

Là nella zona di periferia dove sono nata e cresciuta, invece, accade l’esatto opposto. Se sei un semi-sconosciuto e ti approcci con il leccaculismo, è la fine. Il primo pensiero sarà: ” ‘zzo vuoi da me?”. Nasce immediata la diffidenza, forte, diffusa.  E, anche quando la conoscenza è più profonda, il leccaculismo e i minuetti non sono ben accetti. La gentilezza trova riconoscimento solo attraverso i fatti e la disponibilità, concrete, quando servono e al momento giusto. E la lealtà, sempre.

Per il resto, invece, ci si manda a fare in culo come sempre.