Non sto più frequentando nessun alcolizzato.

Nessuno di quelli seri e rispettabili, quelli che non possono dormire una notte senza avere gli occhi fluidi, galleggianti e liquidi e la favella strusciata fino all’incomprensibile. Quelli che non sai mai come sarà, come attecchirà, tra rabbia, disperazione o allegria e siamo tutti grandi amici. Salvo poi non ricordare un cazzo il giorno successivo.

Dopo il gruppo artistico di beoni autenticamente con le pezze al culo, senza bella e facoltosa famiglia alle spalle, sono stata 4 anni con uno serio e rispettabile. So quanto sia potenzialmente distruttivo legarsi a persone così, ma io, prima di iniziare il rapporto, avevo preso precauzioni, utilizzando un preservativo lungo 500 Km.

L’assenza di tali frequentazioni temo sia in parte causa di certi malumori.

Potrei dire che mi si impoverisce l’anima. Come suona “s’impoverisce l’anima?”, scommetto che piace a molti. Vorrei scriverlo su un foglio A2 di uno dei miei album per acquerello con un pennarello a punta grossa blu e, prima che si sia asciugato l’inchiostro, pisciarci sopra per osservare le righe liquide farsi blu violacee indaco. Osservare l’andamento delle cose e dei movimenti gravitazionali.

Forse dovrei usare una lastra metallica come nelle Oxidation di Warhol che mi ha ricordato Marco, che sarebbe simpatico linkare, tanto quanto inutile, visto che si ostina a mantenere il suo blog privato. Scelta comprensibile, ma poco seria. Se fosse anche lui serio e rispettabile, avrebbe un blog privato e inaccessibile a chiunque, così come l’ho io. Qual è la differenza tra sconosciuti fuori dal tuo privato e sconosciuti dentro il tuo privato?

Molto più semplicemente ed egoisticamente, invece, ho un pezzo di noia che m’avanza. Se accendo la radio non funziona allo stesso modo. Ci vorrebbe l’emittente Radio Alcol per me, per ascoltare vaneggiamenti su arte, apocalisse, esseri umani, sesso, filosofia, musica, dio, tempo, parole, città e luci. Non la trovo altrove la poesia di un racconto infinito su un camion che trasporta stie di polli, che, a causa di uno sbandamento, cadono liberando i polli che restano vagolanti di notte su una strada statale di provincia. Non la trovo. Non trovo la stessa libertà altrove. Non la trovo.

E’ anche per questo che spesso mi rendo artatamente detestabile. Studiandomi a tavolino una modalità adeguata per allontanare. E no, non sarebbe la stessa cosa trovare altri escamotage più urbani. Perchè se allontanassi di punto in bianco, dopo poco, senza provocare un’incazzatura nei miei confronti, ma utilizzando parole vaghe e cortesi o giustificazioni che avrebbero, oggettivamente, poco senso in quel momento, sarebbe plausibile che mi venisse richiesto il perchè.

Invece io uso la cortesia di assumermi ogni onere rendendomi fastidiosa, così da essere sfanculata con una motivazione che concerne solo la mia persona, con un giudizio che riguardi solo me, e non dover appesantire gli altri di una motivazione che è decisamente soggettiva e sarebbe inutilmente offensiva.

Perchè mi annoi.

No, non lo direi mai. Sono una persona seria e rispettabile io.

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Per più di 10 anni ho frequentato attivamente un certo ambiente, che di solito chiamo “l’ambientino”, in tono critico ed ironico.

E ad un certo punto sono stata gestronza di un portale tematico, a tutt’oggi estremamente florido e vivo, soprattutto perchè il mio uomo (due ex fa) era ed è gestronzo di quel portale.

Va da sè che dopo tot anni di frequentazioni, nel momento in cui ero gestronza, conoscevo e mi conoscevano, di persona, vagonate di individui. E quando dico “vagonate” intendo a centinaia. Senza esagerare.

Poi, per fortuna, litigo con chiunque, quindi le frequentazioni attive si sono sempre ridotte a numeri inferiori. Ma la conoscenza resta. Ed è un peso.

E’ un peso soprattutto se tu su un sito vuoi esser libero di scrivere quello che te pare, senza sentirti soffocare ogni volta.

Così ho pensato di crearmi un’identità alternativa. Non femminile, perchè avrei avuto comunque rompicoglioni appiccicati. E mi sono fatta uomo.

E ho cominciato a scrivere i cacchi miei. Per lo più riflessioni o ricordi. Stando attenta a fare in modo di non essere riconosciuta. Poi, in quel periodo, ero un po’ depressa, quindi mi venivano fuori cose un po’ tristi. Tristi in maniera tilliana: vagamente malinconiche e mai piagnone; con un carattere deciso, ma sensibile; dure ma ironiche. Ero tutta un po’ così, ma anche il contrario di così. Un po’ e un po’.

Anche perchè mi impegnavo a non sembrare troppo me. C’era qualcosa di forzatamente inautentico. Non troppo. Un po’ e un po’.

A una certa ho cominciato ad essere invasa dalle donne. Invasa.

E il guaio è che la maggior parte di quelle donne io le conoscevo. Mica le stupidelle. No. Quelle più interessanti, quelle che se la tiravano più di me.

E a me dispiaceva, mi sentivo nammerda. Perchè se avessi privatamente rivelato chi ero, conoscendo l'”ambientino”, tempo 1 secondo e l’avrebbe saputo tutto il mondo. E addio libertà.

Quindi con cortesia cercavo di allontanarle. Tentando di far comprendere che era un mio problema, non certo una loro carenza in qualcosa. Me so pure inventata che ero innamoratO di una e che quindi non c’era verso.

Peggio! Un incubo. Un’ansia tremenda.

Finchè un giorno un altro gestronzo mi ha contattata dicendomi: “A Tì, non se po’ andà avanti co sta storia”. Una sua cara amica stava a sbroccà e voleva conoscere a tutti i costi quest’uomo misterioso, un po’ e un po’.

Così gli ho chiesto di cancellarmi. Facendoci in tal modo un reciproco favore.

Perchè mi è venuta in mente questa storia?

Perchè girando qua dentro ogni tanto becco dei blog di utenti maschili con post con 764 commenti quasi esclusivamente provenienti da donne. Commenti che sembrano diversi, ma che, in realtà, so tutti uguali.

E allora mi dico: “Voi vedè che questo è un altro un po’ e un po’?”.

Leggo i post. Un po’ stronzo, ma anche no. Un po’ distante, ma anche no. Un po’ romantico, ma anche no. Un po’ malinconico, ma anche no. Un po’ erotico, ma anche no.

E no, non c’è nessuna critica. C’è invidia.

Ma anche noia.

Un po’ e un po’.

 

 

 

 

 

 

La reciprocità consapevole nel non cagarsi mi piace moltissimo.

C’è tutto quel non detto che lascia ampio spazio a qualsiasi parola ed immagine.

E quando la fonte s’è esaurita, si cerca un nuovo soggetto con cui non cagarsi.

Il mondo è ricolmo di stitici.

Non so più a che tag votarmi per ricercare un nuovo volto.

Sembra sempre che le persone siano in procinto di vomitare, ma poi restano concentrate sulla mera idea di vomito, senza produrre quei resti puzzolenti.

Le idee di mi stuccano l’anima.

Grazie al dio che non c’è, ogni tanto, frugando tra le immondizie umane riesco a trovare qualcosa che mi dia una sfregatina di soddisfazione.

C’è questa continua tensione al nobilitarsi e al nobilitare a tutti a costi, che mi fa andare in peritonite l’appendice.

Il leccaculismo come abituale modalità relazionale

C’è.

E’ diffusissimo il “leccaculismo come abituale modalità relazionale” tra persone.

E funziona più o meno in questo modo: io lecco il culo a te perchè tu così  lo leccherai a me e ricominceremo daccapo, fintanto che a me servirà la tua leccata di culo e a te servirà la mia o finchè avremo una qualsiasi relazione.

Non importa quale sia l’ambito, a cosa ci si riferisca esattamente, va bene un pò tutto. Non nutre nemmeno così tanto l’ego, perchè, poi, diventa talmente abituale da scadere nell’ovvietà, nell’abitudinario. Ma va fatto.

La maggior parte delle persone praticanti il “leccaculismo come abituale modalità relazionale” ammanta quasi sempre il suddetto della più nobile veste della gentilezza, tanto da definire coloro che non sono avvezzi alla pratica  “persone non gentili”.   Ma per certi olfatti  è facile riconoscere le differenze, perchè la gentilezza è, spesso, silente. E’, anzi, proprio nel silenzio. Il leccaculismo invece non tace mai e, soprattutto, è sempre dovuto.

Gli uomini tendono ad esserne vagamente più vittime: possono anche crederci. Le donne, invece, sono maggiormente più consapevoli del minuetto allo specchio che si sta ballando.

Il “leccaculismo come abituale modalità relazionale” non è socialmente trasversale.

Si assesta maggiormente tra certe fasce, in certi ambiti. E’ costante a certi livelli, con le dovute, rare, eccezioni.

Là nella zona di periferia dove sono nata e cresciuta, invece, accade l’esatto opposto. Se sei un semi-sconosciuto e ti approcci con il leccaculismo, è la fine. Il primo pensiero sarà: ” ‘zzo vuoi da me?”. Nasce immediata la diffidenza, forte, diffusa.  E, anche quando la conoscenza è più profonda, il leccaculismo e i minuetti non sono ben accetti. La gentilezza trova riconoscimento solo attraverso i fatti e la disponibilità, concrete, quando servono e al momento giusto. E la lealtà, sempre.

Per il resto, invece, ci si manda a fare in culo come sempre.

Caramelle e pensieri del mattino.

1.  La mamma mi ha insegnato a non accettare caramelle dagli sconosciuti. E se uno sconosciuto me ne offre e io rispondo: “Grazie, sei gentile, ma, sai,   prima di accettare caramelle da uno sconosciuto io preferisco capire perchè me ne offri e capire se sono di mio gusto” e quello si offende a morte, beh, forse c’è qualcosa che non va nell’offerta e non nel mio rifiuto.

 

2.  Oggi tanta tanta paura per la mia prova. Però ci si infila lo stesso l’armatura e si fa finta che va tutto bene, anche se c’è tutto un tremolio dentro e il desiderio di fuggire e rintanarsi in qualche angolo nascosto.

 

3.  Diomio, quanto mi trovo terribilmente noiosa. Anche lo specchio me lo ripete di continuo: “Sei noiosa!”.