Credo che, dopo “sticazzi”, l’altra espressione che più spesso mi viene alla mente è “chitteseincula”.
Spesso anche una di seguito all’altra.

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Comunque

Piovi? Non piovi? Che hai deciso di fare?

Te ne stai lì, nero, livido. Ogni tanto un vento improvviso e forte che fa volare tutto. Poi diventi immobile, una bonaccia pigra o distante. Poi un’afa che mi soffoca lentamente. E poi di nuovo vento.

E allora che fai?

No, non perchè ti vorrei in un modo piuttosto che in un altro. Mi piaci comunque.

Così, per sapere, per capire, per vedere. Come sei, cosa desideri.

O anche no.

Mi piaci anche quando mi sorprendi, quando ti decidi in un attimo. Quando mi bruci di risate abbaglianti, quando mi arrivi addosso con la furia della tua vastità, quando ti sveli a tratti, tra il candore soffice e la patina di grigiore, quando mi fai arrossire, vermiglio, arancio, rosso d’incendio, quando ti muovi veloce e con lo sguardo ti seguo tra l’azzurro e il blu, quando con il tuo mantello nero mi fai compagnia nel silenzio.

Quando sei così lontano, così distante, che nemmeno se avessi le ali ti potrei raggiungere.

Sempre, mi piaci sempre. Così come sei.

Anche solo a osservarti da quaggiù.

Titolo pro forma per chi stasera ha storto la faccetta perchè non metto mai i titoli, ma che non ci si abitui eh.

Tutti.

Oggi ho parlato con tutti. L’universo mondo oggi aveva bisogno di parlare.

Mi barcamenavo tra i soliti yang lian chang sheng e compagnia bella, tentavo di risolvere un problema di compatibilità tra software, perseguivo la mia opera sanzionatoria nei confronti della masnada di coglioni del post precedente e intanto rispondevo. Al cellulare, al telefono di casa, a uotsap, agli sms, alle mail e al citofono.

Tutti.

Ci devono essere delle congiunture astrali strane a volte, per cui persone che non si conoscono, persone che non sento da mesi e mesi, all’improvviso, tutte nello stesso giorno, persino negli stessi momenti, hanno bisogno di parlarmi.

In buona parte sono state belle parole: l’amica dei miei giochi; un amico a cui voglio un gran bene anche se probabilmente non se ne rende conto ma va bene così; una nuova bella amica per fissare un appuntamento; vecchi compagni mandaLini; attuali compagni mandaLini; la mia seconda laoshi mandaLina; il fiancè; Ares; il migliore amico e la C.

E poi quelli che avevano bisogno di un “favoretto”, una “cortesia”. Pure quelli tutti oggi.

E allora si comincia la pantomima del “che splendida persona che sei” “tu sei speciale” “ma quando ci vediamo?” “mica ti sarai dimenticata di me?”, cui fa seguito il miglior esercizio delle mie abilità dialettiche per fornire meravigliose risposte pel tramite delle quali poter dire: “Col cazzo che ti faccio un favore, pensi davvero di fottermi così?”, ma in un modo tale che si attacchi comunque il telefono con tanti sorrisi e baci. E saluti a soreta.

Perchè ormai ho i calli sulle chiappe.

Vuoi per la mia personalità, vuoi per la mia ex professione o financo per la mia peculiare sessualità, sono sempre stata circondata da pacchi e pacchi di gente in “cerca” di qualcosa e con la precipua intenzione di non dare nulla in cambio o comunque il meno possibile.

E allora mi sono abituata. A vivere con la faccetta a metà, annoiata e sorniona, e a essere estremamente refrattaria a qualsiasi forma di lusinga. Il leccaculismo mi provoca l’effetto opposto. Però ben volentieri, se si è bravi, accetto il gioco a chi fotte meglio l’altro. E’ un modo come un altro per abbattere la noia.

E ho adottato un metodo compatibile con la mia natura.

Io intanto do.

Nonostante il mio migliore amico mi critichi sempre, guardandomi ormai con la faccia biasimante e rassegnata.

Perchè mi piace, perchè penso che talvolta basti poco, perchè talvolta non mi costa proprio nulla, perchè magari la persona lo merita e io ancora non lo so, perchè vorrei che gli altri facessero lo stesso, perchè ho bisogno di conoscere e capire, perchè quando mi guardo allo specchio  mi voglio bene.

Poi osservo.

Come si comporta l’altro.

Percepisco il momento in cui comincia a prendere, anche fosse solo per aver sollazzo nei suoi momenti di noia o per tentare di ricavare un qualsiasi vantaggio possibile, percepisco il momento in cui pensa di aver acquisito una certezza. Lascio fare, faccio finta di niente. Percepisco il momento in cui pensa che qualcosa possa essere dato per scontato, così, con poco.

E allora me ne vado. Senza spiegazioni.

Anche quelle le fornisco in anticipo.

Nel gruppo di giovani cerebrolesi che mio malgrado ogni tanto devo frequentare, c’è una ragazza con cui ogni tanto mi intrattengo a chiacchierare, essendo l’unica che palesa la presenza di sinapsi all’interno della scatola cranica e che, incredibilmente, conosce persino il congiuntivo.

La settimana scorsa, mentre io ero impegnata con i mandaLini, la medesma doveva svolgere un’attività per lei importante, con alcuni membri della masnada di coglioni. Avrei voluto assisterla, ma in quel giorno dimmerda ero bloccata dai quan, yan, ying, shuo + finte multe e pronti soccorsi.

Quando l’ho chiamata per sapere come fosse andata, ho sentito che le tremava la voce e, dietro mia sollecitazione, in lacrime, mi ha raccontato tutto.

Invece dei pochi che avrebbero dovuto essere con lei, si è presentato tutto il gruppo di testa di cazzo. Accordatisi in precedenza, le hanno impedito di svolgere il suo lavoro, l’hanno sbeffeggiata e derisa, si sono ubriacati e hanno mandato tutto in vacca.

Non solo. Ho scoperto che da gennaio è vittima di bullismo da parte dei pezzi di merda, che alle spalle gliene dicono e fanno di tutti i colori, isolandola quanto più possibile.

E sapete perchè?

Perchè lei è “normale”.

Perchè lei non ha uno smartphone e non usa facebook (incredibile, ma sì, è cominciata così), perchè è ben educata e dice “grazie” “prego” “scusa”; perchè non saluta dicendo “ciauuuuuzzz” e non usa diecimila emoticons nei messaggi; perchè non fa comunella per criticare e sbeffeggiare di continuo gli altri su come sono vestiti o che capelli hanno; perchè non sta sempre a ridere come una cojona con tutti cercando a tutti i costi di fare la simpatica; perchè non fa la gara di quanto sia incapace ad allacciarsi le scarpe o a rompere oggetti; perchè prende seriamente lo studio, è diligente e inutilmente propositiva. E’ normale. E anche carina, fisicamente carina.

Normale.

E io mi incazzo il triplo, perchè i testa di cazzo non sono infanti, hanno un’età compresa tra 19 e 25 anni. E perchè appartengono tutti a famiglie molto molto molto benestanti e infatti non si curano minimamente del loro futuro (qualcuno, peraltro, sa già di averlo assicurato).

E poi sono tutti depressi. Tutti a dire che sono depressi, che hanno problemi… minchia per essere depressi hanno una socialità e una vitalità straordinarie! Forse non sanno bene cosa sia la depressione. Campano su sti cazzo di social network, si inviano messaggi di continuo, scrivono e postano a raffica ovunque. Appena fai notare un errorino grammaticale, ti dicono che però loro hanno problemi di autostima e quindi NON POSSONO essere criticati. No non gliel’ho mai detto che fanno bene ad avere problemi di autostima perchè non valgono un cazzo sotto qualsiasi aspetto. Avrei dovuto?

Sono depressi e apatici, a detta loro, eppure sono boriosi, arroganti, cattivi, critici solo con gli altri. Hanno problemi di autostima, a detta loro, però pensano di essere superintelligenti nonostante non capiscano mai un cazzo.

Io vorrei conoscere i loro genitori, perchè, subito dopo i figli, i miei calci in culo andrebbero lì, con grande possenza.

Poi mi si dice che dovrei avere speranza nelle generazioni future.

Malimortaccivostra.

Non c’è su sto cazzo di portale un “luogo” in cui si possano vedere i “nuovi iscritti” o anche semplicemente, in via generica, le ultime cose pubblicate, in ordine cronologico, su blog in italiano?

Ultimamente giro e rigiro e trovo sempre gli stessi bloggersss. Ho tutti i tag di ricerca che boccheggiano; nei blog consigliati perchè seguiti da persone che seguo, trovo “roba” che mi domando chi è lo stronzo dei miei follower che me li fa comparire; blog di invasati di cristo e di chiese di tutti i tipi, che mi arrivano sotto al naso (a me!?), blog di brutti sporchi e cattivi manco l’ombra…

Sto wp è un paesello microscopico, diosanto!

 

Non m’inganni: questa è una notte d’estate.

Si rivela, sinuosa e suadente, fare capolino in un lieve fremito di narici, dilatarsi nelle pupille, espandersi nel respiro.

L’eco muta di un sasso lanciato sull’acqua, un riverbero crescente di onde, un rametto d’edera avvinghiato alla gola, una scintilla pizzicata sulla pelle.

Dovrei forse deformarmi l’anima e mettere a tacere la sua voce invitante?

Potrei mai rinunciare a un accenno di tentazione?

Piuttosto do fuoco a Roma.

Devono morì gonfi

Con gioia e commozione ho letto e preso nota degli awardsss (vorrei farvelo sentire pronunciato dalla mia voce secsi) che mi son giunti (provenienti peraltro da masculi adorati), ma, prima di gioire e cazzeggiare, devo porre fine a questa giornata dimmerda con un breve resoconto della suddetta, perchè, non dimentichiamolo mai, questo blog è il mio vomitatoio personale.

E dunque, mentre trafelata uscivo di casa per correre incontro ai mandaLini esaminandi ed esaminatori, con la coda dell’occhio notavo un mappazzetto di buste nella cassetta della posta. Andavo pertanto ad aprirle con la faccetta di chi sa che è sempre roba da pagare, quando, infilandomi sotto la metro, scorgevo su un bollettino la somma di 700 Euro.

Lor Signori immagineranno che coccolone m’è preso, soprattutto scoprendo che trattavasi di somma dovuta a seguito di multa, opposta dinanzi al GdP (Giudice di Pace), con esito negativo e non pagata, risalente al 2006. Sti bastardi – mi son detta – hanno quasi aspettato il termine di prescrizione della sentenza per mandarmi il regalino.

Naturalmente, avendo presentato ricorsi per un considerevole numero di multe che prendevo quando andavo a lavorare, così, sul momento, non mi sovveniva proprio di che cazzo stessimo parlando.

Così me ne sono andata a fare il mio esamino con la morte nel cuore, l’ansia e l’incazzatura.

Finito il medesmo, con una certa soddisfazione, sono andata con i compagni di meLende a fare una bella cenetta, mentre intanto mi facevo due conti in tasca e mi domandavo a chi cazzo chiedere l’ennesimo prestito.

Nel mentre, quasi a fine cena, ricevevo una telefonata del mio ex, l’ultimo, Ares, che dal pronto soccorso mi avvertiva di aver avuto un incidente in bicicletta, investito da un motorino, d’essersi spaccato il cranio, che, sibbene vuoto, sanguinava, e di aver riportato numerose altre lesioni nel corpo.

Tornavo, pertanto, a casa con una certa ansia, mentre mi attendeva al portone il mio migliore amico, per rilassarmi un po’ con le chiappe sul divano guardandoci una delle numerosissime serie tv, mentre ogni tot minuti telefonavo al pronto soccorso per avere notizie.

Ebbene, il lettore cd/dvd/usb e tutto il cazzo che si vuole, si rompeva, impedendomi così qualsiasi visione.

Rimasta sola a casa, mi accingevo quindi a controllare, attraverso lo spaziale collegamento ai terminali dei tribunali di tutto lo monno, che in quanto portatrice del titolo infame posseggo da anni, dicevo, mi accingevo a controllare l’oggetto dei miei patemi.

Controllavo.

Riguardavo.

Rileggevo.

Ma brutti testa di cazzo che sbagliate gli anni degli R.G.! (Registro Generale). Sti testa di minchia hanno fatto casino, prendendo il numero del mio ricorso, sbagliando l’anno e appioppandomi una sentenza non mia! Per inciso, quella di mia spettanza era di accoglimento totale, quindi stronzi all’ennesima potenza!

Ora io penso, mi dico e vi dico: io ci ho messo un cazzo a controllare, ma un poro cristo che non è avvezzo a certi meccanismi?

Perchè non è mica la prima volta eh… Ah no no!

Già mi mandarono una cartella esattoriale per una multa, già pagata e, fortunatamente, essendo io ossessivo compulsiva + avvocato, tendo a conservare tutto in maniera ordinatissima e mi sono salvata il culo.

Per non parlare di quando mi è stato recapitato un assegno della Banca d’Italia per una signora Tal de Tali, domiciliata presso di me. Peccato che io non avevo idea di chi fosse la fortunata beneficiaria. Un altro casino combinato da quelli del Comune che dovevano pagare le spese processuali di una multa opposta che non mi riguardava. Non mi riguardava ma son dovuta andare io, di persona, alla cazzo di Banca d’Italia e perdere una mattinata per la restituzione dell’assegno.

Ma mo m’hanno proprio rotto il cazzo!

Ma a me chi me lo ripaga il tempo perso, l’ansia, la rottura di coglioni di dovergli scrivere che si sono sbagliati come delle teste di minchia, i soldi delle raccomandate? Eh?

Devono morì gonfi! Ma gonfi!

P.S. Se a qualcun’altro dovesse capitare di ricevere una cosa che dice che in virtù di una sentenza del GdP  deve pagare un tot, controlli prima bene su questo indirizzo https://gdp.giustizia.it/sigp/, non avendo il collegamento spaziale ai terminali, non mostra il nome delle parti ne’ è possibile scaricare la sentenza in pdf, ma se c’è un errore si vede anche da qui.

Folti gruppi di umani devono necessariamente individuare in aspetti miseramente irrilevanti elementi di comunanza per ribadire una vicinanza o un’appartenenza che non hanno ragione di esistere.

Non è che siccome abbiamo cagato nello stesso cesso una volta nella vita, allora automaticamente diventiamo fratelli di merda.

A me, poi, sfrenata rappresentante di un individualismo quasi libertario, ‘sto fatto di essere accerchiata da membri che proclamano matrimoni illuminati da una fede al sapore di noia e recitante il credo della finzione, mi fa venire la congestione al retto.

Sono, peraltro, altresì estranea e infastidita dall’atteggiamento mafiosetto del “tuo amico è anche mio amico”. Un par di cazzi! Chi lo conosce ‘sto tuo amico? A malapena mi stai sfiorando tu, figurati lui. E poi, tendenzialmente, chiunque è più tonto di me nei rapporti umani, ergo, pur volendoti bene, abbi pazienza, amico mio, mi fido più del mio istinto che non del tuo.

No no. Le comunanze fondate sui nulla di fatto non fanno per me. Del resto mi provocano allergie pruriginose persino le forme comunitarie realmente sostenute da fondamenta ben più solide dell’aver cagato nello stesso cesso per una volta, ut sopra citato.

Le dinamiche da branco mi nauseano, a meno che non si esplicitino realmente con la medesima forza e aggressività del branco, ovvero con un’autentica e non mistificata socialità pressocchè primordiale, necessaria, per lo più, ad una reale sopravvivenza o difesa.

Il resto, ogni resto, è una sorta di organismo sociale che tende a ricreare sempre i medesimi meccanismi, ognuno dei quali assolutamente estraneo o, anzi, totalmente avverso alla mia personalità.

L’appartenenza, se da un lato deresponsabilizza (ho fatto, ho detto, sono stato, perchè nella comunità funziona così, quindi la mia responsabilità è suddivisa, mescolata, mascherata, diffusa, all’interno della globalità), dall’altro regolamenta i comportamenti (devi fare, devi dire, devi essere, così come la comunità vuole). L’appartenenza, se da un lato si autoesalta nei confronti dell’esterno (siamo stupendi, siamo migliori, tutti insieme siamo più forti), dall’altro, all’interno, è un coacervo di individui che spesso non si sopportano l’un con l’altro, si detestano, formano gruppetti, diffondono maldicenze fra loro, si tradiscono. L’appartenenza solo in via illusoria fornisce un substrato di vicinanza solidale: è sufficiente, in realtà, un tempo micragnoso di allontanamento affinchè chiunque si ritrovi con le pezze al culo.

Se la mia bocca potesse parlare, se le mie dita potessero scrivere… ufff troppe volte l’ho dovuto pensare all’interno di ambienti anche estremamente diversi. Alla fine ci si rompe il cazzo.

Comprendo razionalmente la necessità di molte persone di appartenere, quantunque quella medesima necessità sia il più delle volte dettata dalla noia, da una vita pallosa, da una mancanza di emozioni, dall’esigenza di sentirsi qualcuno, dal ritrovarsi ad una certa età senza aver fatto una cippalippa nella propria vita e, soprattutto, dall’incapacità di stare da soli. Lo comprendo, ma, ugualmente, me ne fotto.

Chi non sa stare da solo, non smetterà mai di essere solo.

No.

Decisamente no.

Io non appartengo.

Tον φιλον δενδρον αργυλ!

Onestamente trovo un po’ demodé la tendenza a mostrare solo il meglio di sé per riservare a un momento successivo tutto il brutto.

E’ un po’ un visto e rivisto, un riciclo di stagioni passate.

Per carità, comprendo anche l’importanza e l’efficacia di alcuni trailer che palesano velocemente la summa delle migliori scene, quandanche il resto del lungometraggio sia una cagata pazzesca.

E’ che mi sembra un outfit anche poco funzionale. Un po’ come pittarsi il viso prima di uscir di casa, lasciando però le chiappe sporche.

E’ anche vero che, mi si dirà, il viso lo vedono tutti, mentre il culo no.

Ma a maggior ragione, mi domando, sarà mica più importante che chi arriva a un palmo dal culo lo trovi pulito, piuttosto di uno sguardo sul viso di tanti passanti?

E mentre parlavo al telefono con un  tizio (n.d.r. con cui ci sto provando invano) che mi chiedeva se davvero tutti i miei ex e l’attuale fiancé sono più giovani di me e io specificavo e riepilogavo velocemente età, anni, periodi ecc. ecc., mi è tornata alla mente una domanda che, di tanto in tanto, mi affiora, per poi fuggire, vanificata da uno sticazzi fulmineo.

Ma perchè costoro son stati (o stanno) con me?

Voglio dire, passi per gli amanti, che insomma, riesco anche a capirlo di più. E del resto, sempre nella stessa sera, mi son presa della milf nel maldestro tentativo di un complimento da parte di un neanche troppo giovine.

Ma perchè stare anni con una donna  più grande?

Io ho alcuni vantaggi, che non sono solo quelli legati all’aspetto fisico, ma anche quelli più “previdenziali” connessi alla circostanza che mi sto precostituendo una serie di futuri badanti, grazie anche alle mie ribadite promesse relative a un non meglio specificato testamento.

Ma loro?

Ci ho pensato e son giunta alla conclusione che sono dei disagiati.

Probabilmente anche influenzata dalla recente visita del mio fiancé, che è indubbiamente un disagiato.

E’ chiaro: hanno dei problemi, mi son detta. Cioè, basta guardare un attimo il fiancé per farsi un’idea al riguardo: sta fuori come un terrazzo con vista panoramica.

Ogni volta che apro gli occhi la mattina e me lo trovo già sveglio che mi fissa in quel modo lì, penso, anche con una certa piacevolezza, che prima o poi arriverà la mattina in cui non ci sarà un mio risveglio.

Poi ho fatto mente locale per analizzare i comportamenti degli ex dopo la fine della relazione, visto che siamo tutti una grande famiglia. Dopo di me hanno tutti avuto altre storie, “normali”, “regolamentari”, peraltro sempre co ste fighe pazzesche.  E  allora non mi torna qualcosa…

Mah.

In merito a questo dubbio, comunque, sento in me un’eco lontana farsi prossima, come un suggerimento che giunge da dimensioni ancestrali.

…aaazziii…. aaazziii….

Vabbè, mi faccio un caffè.

“Sto imparando a ri-tarare il concetto di strano con te”.