Non m’inganni: questa è una notte d’estate.

Si rivela, sinuosa e suadente, fare capolino in un lieve fremito di narici, dilatarsi nelle pupille, espandersi nel respiro.

L’eco muta di un sasso lanciato sull’acqua, un riverbero crescente di onde, un rametto d’edera avvinghiato alla gola, una scintilla pizzicata sulla pelle.

Dovrei forse deformarmi l’anima e mettere a tacere la sua voce invitante?

Potrei mai rinunciare a un accenno di tentazione?

Piuttosto do fuoco a Roma.